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Prigozhin dimostrò la fragilità del regime di Putin

L’intervista a Mark Galeotti, esperto delle forze armate russe, che ripercorre, a distanza di un anno, la rivolta (fallita) del capo dei mercenari della Wagner

  • 23 giugno, 19:39
  • 23 giugno, 20:58

Seidisera 18.00 del 23.06.24 - Intervista a Mark Galeotti

RSI Info 23.06.2024, 20:57

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Di: SEIDISERA/RSI Info

Oggi un anno fa, in Russia era in corso la Rivolta di Yevgeny Prigozhin, che allora era a capo delle milizie Wagner. Le milizie occuparono la città di Rostov, accolti da una folla in festa, e arrivarono a pochi chilometri da Mosca. Furono ore concitate, in cui il potere in Russia sembrava in bilico. Ci fu poi un negoziato, condotto dal presidente bielorusso Alexander Lukashenko, che evitò lo scontro tra esercito russo e truppe Wagner. Il presidente russo Vladimir Putin chiamò traditore Prigozhin che, pochi mesi dopo, morì, quando il jet privato sul quale stava volando, insieme ad alcuni dei suoi uomini più fidati, precipitò.

Ma cosa è rimasto oggi della rivolta di Prigozhin di un anno fa? Chi si è appropriato del suo impero imprenditoriale? La RSI ha intervistato Mark Galeotti, esperto delle forze armate russe. Fra i suoi libri, tradotti in italiano, ci sono “Tutte le guerre di Putin” e “L’esercito russo moderno”, mentre alla figura di Prigozhin e alla sua caduta in disgrazia ha dedicato il recente “Downfall”, pubblicato in inglese.

Cosa è rimasto oggi della rivolta di Prigozhin di un anno fa?

“Penso che la sua eredità sia, prima di tutto, l’immagine di un momento di fragilità del regime di Putin. In quel momento è inciampato, e tutti lo hanno visto inciampare. E anche se da allora ha recuperato parte della sua forza, tuttavia, soprattutto all’interno dell’élite, c’è una sensazione diffusa che Putin non sia più il Putin degli anni passati. La sensazione che stia diventando un po’ più vecchio e che abbia un po’ meno il controllo del sistema nel suo complesso. Ma la seconda cosa che ha lasciato in eredità, e penso che sia altrettanto importante, è che c’è ancora un forte mito, quasi un culto, di Prigozhin. È incredibile quanta gente va ancora a mettere fiori sulla sua tomba. E nei social media nazionalisti, si vedono ancora moltissimi riferimenti a lui. Credo che sia diventato un simbolo di un particolare tipo di critica nazionalista a Putin.”

Qual’era il senso della rivolta di Prigozhin e delle milizie Wagner?

“Prigozhin non stava cercando di destituire Putin o cose simili. Quello che stava cercando di fare era convincere Putin, con una dimostrazione di forza, a sostenerlo contro il suo principale rivale, il ministro della Difesa di allora, Sergej Shoigu. E l’impresa è assolutamente fallita. Tuttavia, dal punto di vista di Prigozhin, si trattava di una sorta di ultimo tentativo di impedire a Shoigu di prendere il controllo del suo gruppo mercenario Wagner. E il fatto stesso che Prigozhin abbia potuto pensare che questo avrebbe potuto funzionare la dice lunga sul grado in cui le persone all’interno del sistema sentono che Putin alla fine può essere influenzato con una dimostrazione di forza. “

Perché Prigozhin è un mito per i nazionalisti russi?

“Come tutti i miti, la figura leggendaria è piuttosto diversa dalla realtà storica. Prigozhin è venerato, prima di tutto, come figura che ha osato dire la verità e in una società autoritaria di controllo dell’informazione come la Russia. Questo è davvero importante. Questo è uno dei motivi per cui, quando Wagner ha conquistato la città di Rostov sul Don, c’era gente che usciva e si scattava dei selfie con lui e i suoi mercenari. Come se ci fosse la sensazione che finalmente qualcuno fosse disposto a dire le cose come stanno realmente. Questo è il primo elemento. Il secondo elemento è la percezione di Prigozhin come di uomo disposto a fare qualsiasi cosa nell’interesse della madrepatria. Per quanto si possa pensare che la guerra in Ucraina sia orribile, in Russia c’è chi pensa che il problema sia che il Cremlino non si stia spingendo abbastanza in là, che dovrebbe essere più brutale, che dovrebbe mobilitare molti più soldati da mandare in battaglia per vincere. L’idea di Prigozhin, visto come il patriota, che farà tutto il necessario nell’interesse del Paese, si è dimostrata piuttosto potente.”

Che fine ha fatto il suo impero commerciale-finanziario? Le fabbriche di Troll, gli immobili, le milizie in giro per il mondo, le miniere africane di sua proprietà…

“Beh, questo è interessante perché è un classico esempio di ciò che accade in Russia, dove la vera moneta che conta non è il rublo, ma il favore politico. Parte del suo impero commerciale è rimasto nelle mani della sua famiglia. Le attività immobiliari, di marketing e comunicazione. Invece le attività più importanti dal punto di vista strategico, ora le controlla lo Stato russo o alcuni rivali predatori che si sono mossi per accaparrarsele. Infatti i combattenti di Wagner in Russia e Bielorussia, sono stati in gran parte rilevati dall’esercito regolare. Le sue attività in Africa sono state rilevate da un’organizzazione nota come Afrika Corps, che è essenzialmente gestita dal Cremlino, molto più direttamente attraverso l’intelligence militare. La maggior parte delle fabbriche di troll - che inondano di propaganda i media sociali - sono state chiuse. Ma i troll stessi sono stati rapidamente assunti, in alcuni casi dalle agenzie di intelligence, in altri da altre figure mediatiche affiliate al Cremlino. Quindi quello che abbiamo visto è che persone legate al Cremlino hanno raccolto gli elementi veramente importanti, politicamente rilevanti, dell’impero commerciale di Prigozhin”.

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