È stato il Kenya a scoperchiare il vaso alcuni mesi fa, con la denuncia del maratoneta Evans Kibet che, dopo aver partecipato a una competizione in Russia, ha ammesso di aver accettato una proposta di lavoro e l’estensione del visto, finendo a sua insaputa arruolato al fronte e catturato dalle forze di Kiev. Come ha riferito a SEIDISERA il giornalista Freddie del Curatolo, residente a Nairobi, l’intelligence kenyana è arrivata a parlare di 1’000 suoi cittadini reclutati in Russia; undici sono morti e i dispersi si contano a decine.
Le famiglie in attesa di notizie
“Il mio nome è Peter Mwangi e ho un figlio che è andato a lavorare in un Paese arabo”, ha raccontato ai microfoni del corrispondente un padre kenyano. “Lui era solito mandare soldi per aiutare la famiglia, ma da qualche mese non ha più inviato nulla. Ho provato a chiamarlo, ma il suo telefono era sempre spento e qualcuno mi ha detto che è in Russia per combattere e io non so se sia vivo o morto. Chiedo al Governo russo di riportarlo indietro, che sia vivo o morto”, ha concluso disperato. Come Peter, molte altre famiglie africane sono in attesa di notizie. Ogni giorno sui media si accavallano appelli e denunce di familiari di giovani che avevano accettato lavori all’estero e che improvvisamente sono spariti.
Secondo i servizi segreti ucraini, più di 1’700 persone provenienti da 36 Paesi del continente sarebbero state reclutate per combattere a fianco della Russia.
Accordo di rimpatrio
Dopo l’incontro a Mosca a metà marzo tra il ministro degli Esteri del Kenya Musalia Mudavadi e il suo omologo russo Sergei Lavrov è arrivato l’accordo per il rimpatrio dei combattenti kenyani: ora può costituire un precedente anche per altri Stati. Il Ghana, ad esempio; il ministro degli Esteri Samuel Okudzeto Ablakwa è volato a Kiev per fare luce sulla sorte di circa 300 compatrioti coinvolti nel conflitto e ha denunciato che 55 di loro sarebbero stati uccisi. Tre sono poi i sudafricani che hanno perso la vita nel Donbass. Alla lista si è aggiunto anche lo Zimbabwe, che nei giorni scorsi ha denunciato 15 vittime. Il Governo keniano ha fatto un’ulteriore mossa per convincere i suoi giovani a tornare a casa, concedendo loro l’amnistia. Secondo la legge del Paese africano, infatti, l’arruolamento in un esercito straniero è punibile con pene molto severe.
Traffico di esseri umani
Intanto, le autorità kenyane sono al lavoro anche per smantellare il presunto traffico di esseri umani sia in patria che negli Emirati Arabi, dove alcuni dei deceduti ufficiali erano emigrati inizialmente per lavoro. Il Governo ha smantellato ben 600 agenzie sospettate di aver favorito il reclutamento di cittadini in Russia e ha operato diversi arresti dopo la scoperta di una rete criminale che stava iniziando a reclutare anche profughi etiopi ed eritrei.








