Undici soldati egiziani sono morti e almeno trenta sono rimasti feriti dopo l'esplosione di un’autobomba nella penisola del Sinai, dove da luglio, dopo la destituzione del presidente islamico Mohamed Morsi da parte dell’esercito, le violenze si sono moltiplicate. Si tratta di uno dei più sanguinosi atti terroristici da quando i militanti jihadisti, spesso legati ad al Qaida, hanno rafforzato l’offensiva. L’attacco è avvenuto nella città di El-Arish, capitale regionale del nord del Sinai, vicina a Israele e a Gaza.
Caos dopo la destituzione di Morsi
Dal 14 luglio più di 1'000 persone sono morte durante scontri e attacchi e più di 2'000 appartenenti al movimento dei Fratelli musulmani sono state arrestate, tra cui importanti dirigenti così come lo stesso presidente democraticamente eletto. Gli islamisti che chiedono il suo ritorno incitano quotidianamente gli egiziani a scendere in piazza, dove i cortei degenerano regolarmente in scontri violenti e in morti fra le folle dei manifestanti.
ATS/AFP/GTa




