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Svezia, nuova casa per i profughi siriani

Quelli che hanno raggiunto il paese scandinavo hanno ora la possibilità di risiedervi in via permanente. Così ha deciso l'Agenzia dell'immigrazione svedese

  • 16.12.2013, 23:35
  • Ieri, 12:41
La spensieratezza di due piccoli profughi siriani

La spensieratezza di due piccoli profughi siriani

  • KEYSTONE

Un viaggio della speranza che si è trasformato in un biglietto di sola andata. E' successo a circa 15'000 cittadini siriani fuggiti della guerra, giunti in Svezia, e ora con la possibilità di potere vivere nel paese scandinavo per quanto tempo lo desiderano.

Basta permessi di soggiorno temporanei, per l'Agenzia immigrazione svedese la situazione in Siria non migliorerà in tempi stretti e così a inizio settembre ecco la decisione: permessi di soggiorno permanenti per tutti coloro che hanno già ottenuto accoglienza in Svezia.

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Una scelta che ha spinto molti altri siriani a cercare rifugio qui, e che ha costretto i politici in Svezia a qualche chiarimento in più. Il ministro per l'immigrazione, Tobias Billström , 40 anni, è convinto della scelta ma precisa che non si tratta di un decisione del Governo svedese: "L'agenzia per l'immigrazione è un organo indipendente con un mandato dal Parlamento e dal Governo, all'interno di quel mandato può decidere in autonomia come affrontare la questione come nel caso dei richiedenti l'asilo siriani. E così è stato."

La Svezia deve proteggere chi chiede asilo politico

Ma le conseguenze politiche di questa che è una decisione politica ricadranno sul Governo? "Certo", ci ha risposto il ministro, "ma la Svezia è legata a trattati internazionali, leggi interne, e direttive comunitarie che la vincolano a proteggere chi, come coloro che fuggono dalla Siria e chiedono asilo politico, si trovano in una situazione di pericolo".

Rischiate però di pagare un prezzo molto alto alle prossime elezioni nazionali di fine 2014. "Non credo - ci confessa Billström - quello che invece credo è che se tutti i paesi europei dessero la propria disponibilità come abbiamo fatto in Svezia, ci guadagneremmo tutti suddividendo equamente le difficoltà dovute all'integrazione che comunque non mancano".

Riccardo Bagnato

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