ANALISI

USA arbitro nei negoziati: Russia e Ucraina entrano nella fase decisiva del dialogo

Con gli Stati Uniti trasformati da principale alleato di Kiev a mediatori del processo, Europa in affanno sul fronte degli aiuti e Mosca ancora in vantaggio sul terreno, i colloqui trilaterali puntano a un accordo di pace entro la primavera

  • Un'ora fa
  • 49 minuti fa
USA, Ucraina e Russia al tavolo dei negoziati a Ginevra

USA, Ucraina e Russia al tavolo dei negoziati a Ginevra

  • AP
Di: Stefano Grazioli 

I colloqui diretti fra Russia e Ucraina sono ormai entrati in un fase cruciale, con l’avvio degli incontri trilaterali mediati dagli Stati Uniti, prima negli Emirati Arabi e poi in Svizzera. Si tratta di un processo lungo e complicato che secondo le intenzioni di Donald Trump dovrebbe sfociare a primavera inoltrata con un accordo finale di pace che metta termine al conflitto, arrivato al quarto anno, e ristrutturi l’architettura di sicurezza in Europa. Nelle ultime settimane nulla di veramente concreto è trapelato dai negoziati, che sono stati condotti lontano dai riflettori e le delegazioni che poco si sono sbottonate sulla possibile risoluzioni dei molti nodi: i principali riguardano i problemi territoriali e le garanzie di sicurezza sia per Kiev che per Mosca. Ciò che è certo, è che la cornice in cui i protagonisti intorno al tavolo si stanno muovendo è ben definita, con ruoli chiari, determinati soprattutto dallo spostamento avvenuto a Washington dopo il cambio di amministrazione lo scorso anno. La Casa Bianca non è più, come nel periodo di Joe Biden, il principale alleato politico e il primo supporter militare dell’Ucraina, ma si è trasformata in un mediatore, in un arbitro che ha lasciato la contesa e ora vuole dirimerla.

Gli aiuti statunitensi azzerati

I numeri dell’Istituto per l’economia mondiale di Kiel, in Germania, che dall’inizio della guerra attraverso l’Ukraine support tracker monitora gli aiuti occidentali all’ex repubblica sovietica, da questo punto di vista sono evidenti e certificano il disimpegno annunciato e concretizzato da Trump tra il 2024 e il 2025. Nel rapporto dell’istituto tedesco pubblicato in occasione del quarto anno del conflitto, è sottolineato comunque come, nonostante la sospensione del sostegno a stelle e strisce, il volume totale degli aiuti stanziati per l’Ucraina sia rimasto sino alla fine dello scorso anno relativamente stabile, principalmente grazie al notevole aumento del sostegno da parte dell’Europa: il supporto militare europeo è aumentato infatti del 67% rispetto alla media del periodo 2022-2024, mentre gli aiuti non militari europei, cioè finanziari e umanitari, sono cresciti del 59%; questi sono provenuti principalmente dalle istituzioni dell’Unione Europea. A livello militare l’appoggio è arrivato invece da un numero limitato di paesi, soprattutto dell’Europa occidentale e settentrionale, e a causa del ritiro completo degli Stati Uniti, le allocazioni totali sono in ogni caso state inferiori del 13% rispetto alla media annuale tra il 2022 e il 2024.

Le promesse dei volenterosi

Alla decisione di Trump di azzerare il sostegno militare a Kiev è subentrata dunque quella dei paesi volenterosi di riequilibrare il quadro: gli aiuti dell’Europa occidentale, che avevano già registrato una ripresa dopo la flessione del 2023, hanno raggiunto il 62% degli stanziamenti totali europei nel 2025, trainati appunto secondo l’Ukraine Support Tracker da Germania e Regno Unito, nazioni che da sole hanno rappresentato circa due terzi del supporto militare dell’Europa occidentale tra il 2022 e il 2025. In realtà però non è solo una questione di quantità, ma anche e soprattutto di qualità: le richieste del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di armi offensive, come ad esempio i missili a lungo raggio tedeschi Taurus, non sono mai state soddisfatte e le forniture di quelli franco-britannici Scalp-Storm Shadow o dei caccia da combattimento francesi Mirage sono avvenute col contagocce. Nel suo recente intervento al Forum economico di Davos Zelensky ha accusato in sostanza l’Europa di parlare molto e fare poco: di fatto la situazione militare tra il 2024 e il 2025 per l’Ucraina è costantemente peggiorata, non certo rafforzando la posizioni contrattuale di Kiev al tavolo delle trattative, come auspicato dai volenterosi.

I riflessi sui negoziati

I numeri degli aiuti danno quindi la visione su quelli che sono i ruoli e i rapporti di forza durante i negoziati: se gli USA si sono chiamati fuori dal conflitto e puntano apparentemente con Trump a una ridefinizione dei rapporti con il Cremlino anche oltre il contesto bellico, l’Ucraina dipende in larga parte dal sostegno europeo, che a sua volta non appare determinante per poter incidere sulla direzione delle trattative. Da parte sua la Russia gode ancora di una posizione favorevole sul campo, con l’iniziativa strategica che a queste condizioni difficilmente potrà essere costretta a cedere; Vladimir Putin, nonostante il raffreddamento dell’economia, che rimane comunque ai livelli di crescita di Germania o Francia, ha a disposizione maggiori risorse da spendere in una guerra di logoramento che l’Ucraina da sola non può sostenere e che gli alleati europei non vogliono condurre all’escalation.

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Ti potrebbe interessare