Lunedì, per la terza mattina consecutiva, la gran parte degli ucraini si è svegliata senza il suono degli allarmi o delle esplosioni e senza grandi colonne di fumo ad oscurare il sole di primavera.
La tregua con la Russia annunciata venerdì dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta funzionando, almeno in parte. Lo ha detto ieri lo stesso presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo consueto messaggio serale, dove ha sottolineato che Kiev non ha lanciato attacchi a lungo raggio contro la Russia «in risposta all’assenza di massicci attacchi russi».
Diversa la situazione sul fronte di terra, dove Zelensky ha parlato di bombardamenti, attacchi e incursioni: un totale di almeno 150 azioni militari nella sola giornata di domenica. «L’esercito russo non sta osservando la tregua sul fronte e non sembra particolarmente impegnato a farlo», ha detto il presidente ucraino.
Non è stata conclusa nemmeno la seconda parte dell’accordo negoziato da Trump: lo scambio di mille prigionieri tra i due paesi. Kiev ha fornito la lista dei nomi dei soldati e dei civili di cui chiede la liberazione, ma per il momento i negoziati restano in corso, senza una risposta definitiva da Mosca.
Una tregua nata per la parata
Il cessate il fuoco in corso in questi giorni ha avuto una storia travagliata, con una prima offerta unilaterale di Putin, seguita da una controproposta di Zelensky e infine dalla mediazione di Trump.
Lo scopo di questa tregua, dal punto di vista di Mosca, che ha proposto l’accordo per prima, era sospendere le ostilità nei giorni della parata del 9 maggio, la celebrazione dell’anniversario della vittoria dell’Unione Sovietica nella Seconda guerra mondiale, caratterizzata da un’importante parata militare nella capitale russa.

Putin il 9 maggio sulla Piazza Rossa, in occasione della parata
Accettando la mediazione di Trump, Zelensky ne ha approfittato per scoccare una frecciata al nemico, pubblicando un decreto presidenziale in cui veniva «concesso» a Mosca di tenere la sua parata, promettendo la sospensione degli attacchi contro la capitale.
Lo stop ai bombardamenti, alla fine, ha riguardato tutti o quasi gli attacchi a lungo raggio da entrambi i lati del fronte. E ora tanto Trump quanto Zelensky sarebbero felici di vedere prolungata la sospensione delle ostilità, nella speranza che si tratti di un primo passo verso un cessate il fuoco generale.

Giorno della vittoria, parata in tono minore a Mosca
Telegiornale 09.05.2026, 20:00
https://rsi.cue.rsi.ch/info/mondo/La-Russia-celebra-la-vittoria-sul-nazismo-in-formato-ridotto--3728133.html
La porta semiaperta del Cremlino
Putin ha lasciato una porta semiaperta a questa eventualità, affermando ieri che il conflitto si avvicina alla sua conclusione. Il presidente russo ha anche detto di essere disponibile a incontrare il suo omologo ucraino, a Mosca o in un paese neutrale. Ma ha poi aggiunto che «la strada resta lunga».
Nel frattempo, il consigliere diplomatico del Cremlino, Yuri Ushakov, ha detto ieri che Mosca attende nei prossimi giorni l’arrivo dell’inviato americano Steve Witkoff, per proseguire il prossimo round di negoziati. Un altro segnale che forse la diplomazia sta tornando al lavoro, dopo mesi di pausa causati anche dal conflitto in Iran e dalla distrazione che ne è conseguita per la Casa Bianca.
Secondo Zelensky, questa nuova “apertura” diplomatica di Putin sarebbe dovuta soprattutto al successo degli attacchi ucraini sul suolo russo, che avrebbero «dato una spinta» al leader russo nella direzione di nuovi negoziati.
I prossimi giorni saranno fondamentali per comprendere quanto ci sia di reale in questa nuova iniziativa diplomatica. L’unica cosa certa, al momento, è la pausa nei bombardamenti a lungo raggio su entrambi i lati del fronte. Una pausa aleatoria, forse, ma comunque una pausa, per milioni di civili che sotto le bombe hanno trascorso ormai più di quattro anni.
Legato al Radiogiornale delle 07:00 dell’11.05.2026








