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"Un colpo da un milione e mezzo"

Per l’accusa, nel mirino della “banda dei falsi postini” vi erano le rendite AVS del mese di marzo

  • 21.08.2013, 13:25
  • 05.06.2023, 20:50

Si è aperto mercoledì mattina alle assise correzionali di Lugano il processo a carico dei sei imputati che secondo il procuratore pubblico Moreno Capella stavano preparando un colpo al centro logistico della Posta a Pazzallo.

Alla sbarra vi sono cinque napoletani e un cittadino italiano residente in Svizzera, gestore del postribolo di Pazzallo ed ex dipendente dell’ex regia federale, che formano la cosiddetta banda dei falsi postini, fermata dalla polizia con un intervento delle teste di cuoio nel febbraio scorso. Il 40enne residente a Pazzallo ha ammesso in aula di avere fornito indicazioni sulla presenza di sistemi di sicurezza e di allarme nel centro della Posta.

Secondo l’atto d’accusa il gruppo aveva come obiettivo un’importante somma di denaro, valutata dall’accusa a 1'500'000 franchi, destinati alle rendite AVS per il mese di marzo del 2013, che sarebbe arrivata su un furgone condotto da un solo autista.

L’idea del colpo (una rapina secondo gli inquirenti, un furto stando agli imputati), secondo quanto raccontato dall’ex impiegato dell’ex regia federale, sarebbe nata da un gestore di una palestra di Como, intermediario in quanto conoscente dei cinque napoletani, frequentata in precedenza dal 40enne. “Lamentandomi della mia situazione lavorativa perché la Posta non mi aumentava il tempo di lavoro, ho fornito, sbagliando, al gestore della palestra informazioni” sensibili sull’organizzazione del Palazzo della Posta.

Per due altri imputati l’uomo avrebbe avuto invece un ruolo più propositivo. Il giudice Zali, in uno dei suoi primi interventi, ha chiesto direttamente agli imputati se fossero venuti in Svizzera con l’intenzione d’appropriarsi di soldi altrui. All’unisono la risposta è stata affermativa. I sei, se ritenuti colpevoli, rischiano fino a due anni di carcere.

Paolo Beretta

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