"Sì, passeremo un inverno freddo". Sono le parole di Grigori Jurko, direttore della centrale termica di Ochtyrka, in Ucraina. Una centrale situata ad appena 45 chilometri dal confine con la Russia. E che è stata quasi completamente distrutta dalle bombe.
Sinora l'impianto è infatti stato attaccato quattro volte. Attacchi in cui diversi dipendenti sono rimasti uccisi. "Nel frattempo siamo riusciti a seppellirne due. Ma tre di loro non siamo riusciti a trovarli e ne denunceremo la scomparsa" afferma ancora Jurko.
Si recupera il recuperabile
Ora si sta cercando di recuperare il recuperabile. Quattro delle cinque caldaie dell'impianto non possono essere riparate, in quanto i danni sono troppo gravi. L'obiettivo è di rendere nuovamente operativa l'unica caldaia rimasta. Ma alla centrale ne serve urgentemente una seconda, che non è ancora arrivata. "Stiamo cercando di mantenere operative le restanti infrastrutture del sito con i nostri sforzi".
Jurko si chiede per quale motivo non siano arrivati tutti i fondi stanziati a livello nazionale. E non è chiaro se l'impianto potrà essere rimesso in funzione in tempo per l'inverno. La centrale termica fornisce calore a oltre 16'000 persone.
Anche l'ospedale è senza riscaldamento
Anche l'ospedale è collegato al sistema di riscaldamento centralizzato della città. Nel frattempo, nella struttura sanitaria è stato installato - grazie all'aiuto di donatori privati e di un'organizzazione umanitaria - un sistema di riscaldamento separato per il reparto di maternità. "A causa dell'instabilità dell'approvvigionamento energetico del paese, abbiamo accettato questo progetto di aiuto privato. Così almeno i bambini nasceranno al caldo, vista la nostra difficile situazione" dice Kostyantin Parshin, primario dell'ospedale Ochtyrka.





