L’Unione Europea ha seguito molto da vicino le elezioni in Ungheria. Tanta attenzione è dovuta a molteplici motivi: innanzitutto Orbán è il capo di governo da più lungo tempo in carica in seno all’UE e negli ultimi anni la sua opposizione ideologica all’Unione è stata strenua. Orbán si è inoltre comportato a Bruxelles come un cavallo di Troia per la tutela degli interessi della Russia di Vladimir Putin, a cui ha legato quelli di Budapest.
Orbán è stato un «bastian contrario» che ha bloccato molte decisioni – per esempio il prestito da 90 miliardi a favore dell’Ucraina in guerra contro Mosca, o il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Insomma, Orbán è stato un freno al processo decisionale dell’Unione Europea, in un periodo nel quale la politica estera evolve invece in maniera molto rapida.
Un secondo elemento dell’attenzione che Bruxelles dedica alle elezioni in Ungheria è che il rapporto tra Budapest e Bruxelles è stato proprio uno dei temi centrali della campagna elettorale: Orbán considera l’UE guerrafondaia e sostiene che voglia trascinare l’Ungheria in un conflitto a causa dell’Ucraina. Al contrario, Magyar vede nell’UE un’ancora di salvezza e vuole collaborare con Bruxelles sbloccando quella ventina di miliardi che spetterebbero a Budapest, ma che ora sono congelati per le preoccupazioni dell’UE sullo Stato di diritto, sulla corruzione e sull’indipendenza della magistratura – risorse che potrebbero rilanciare l’economia, ora stagnante, del Paese.

Ungheria, l'analisi da Bruxelles
Telegiornale 12.04.2026, 20:00
Un verdetto significativo
L’UE, inoltre, nelle ultime elezioni ha subito ingerenze straniere, e quelle in Ungheria non hanno fatto eccezione. Martedì scorso il vicepresidente statunitense J.D. Vance è arrivato a Budapest per sostenere pubblicamente Orbán e invitare la folla a votare per lui. L’Ungheria in questi anni è diventata il bastione europeo del mondo MAGA (Make America Great Again, il motto del presidente Trump), sovranista e ultraconservatore.
Il verdetto delle urne rispetto a queste istanze può essere significativo per le proiezioni internazionali e sull’insieme della politica europea. Con Orbán cade il campione dei “patrioti”, si tratta ora di capire se il clima politico che ha visto negli ultimi anni l’avanzata delle destre estreme in Europa sia cambiato o no.
Il risultato elettorale
(ATS/ANSA) Il leader dell’opposizione ungherese, Peter Magyar, ha conquistato la “supermaggioranza” dei due terzi dei seggi in Ungheria. A spoglio quasi concluso, con il 97,74% delle schede scrutinate, Tisza si aggiudica 138 seggi, oltre i due terzi dei 199 in palio. Viktor Orban, con il suo Fidesz, si ferma a 55. L’unica altra forza a entrare in Parlamento è l’ultradestra di Mi Hazank (Nostra Patria), con 6 seggi. In termini percentuali, Magyar si è imposto con il 53,6% dei consensi, contro il 37,7% di Orban. All’ultradestra va il 5,9%.







