I miliziani sciiti houthi sono penetrati martedì nel palazzo presidenziale a Sanaa, nello Yemen, e hanno bombardato la residenza dello stesso presidente, Abed Rabbo Mansur Hadi, che si trovava all'interno.
Hadi, riferiscono fonti governative, non è stato colpito. La televisione panaraba Al Jazira ha però reso noto che due guardie sono rimaste uccise: vittime che si aggiungono a 9 morti e 67 feriti nei combattimenti di lunedì, poi interrotti da una tregua durata lo spazio di una notte e di un mattino. All’origine di queste nuove tensioni vi sono le discussioni sulla Costituzione che gli houthi vorrebbero sia loro più favorevole.
Gli scontri sono ricominciati dopo la breve tregua di lunedì
Il Segretario generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, ha lanciato da parte sua un appello affinché cessino i combattimenti ancora in corso nella città. Al termine di una riunione a porte chiuse, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha invece adottato all’unanimità una mozione in cui che afferma che il presidente Hadi è l’autorità legittima del paese.
Apparso in televisione poche ore dopo la conquista del palazzo presidenziale, il leader dei ribelli Abdel Malik al-Houthi ha accusato il Governo di aver amato lui stesso al-Qaida e di essersi rifiutato di impiegare l’esercito contro i fondamentalisti islamici guidati a suo tempo da Osama Bin Laden.
Due navi da guerra statunitensi, riferisce la CNN, si sono nel frattempo spostate nel Mar Rosso e sono pronte ad evacuare il personale dell’ambascia americana se dovesse arrivare l’ordine dal Pentagono.
afp/reuters/ZZ/ludoC
Dal TG20:
Dal Tg delle 20.00




