Negli Stati Uniti il Fentanyl ha causato migliaia di morti. In Svizzera la presenza di questo oppioide sintetico sul mercato illegale è invece marginale, in Ticino la polizia cantonale - in una risposta scritta alla RSI - ne esclude la presenza. Eppure non tutti sanno che questa sostanza è invece molto presente negli ospedali di tutto il paese. SEIDISERA ne ha parlato con Alessandro Ceschi, primario dell’Istituto di scienze farmacologiche dell’Ente ospedaliero cantonale.
“Il Fentanyl - spiega Ceschi - è usato regolarmente in medicina e questo anche da noi, anche in Ticino, ma in un modo controllato, con indicazioni molto precise. Si tratta di un analgesico oppioide molto potente che utilizziamo soprattutto in sala operatoria e in anestesia in generale, laddove viene somministrato per gestire il dolore durante e subito dopo gli interventi chirurgici. È molto utile e funziona molto bene perché è rapido e potente e l’effetto può essere modulato con grande precisione dalla anestesista”.
Nulla a che vedere con il famigerato abuso negli Stati Uniti: “È importante sottolineare che si tratta sempre di un uso medico controllato, con una prescrizione chiara da parte di un professionista sanitario, un medico. Un monitoraggio molto intenso e delle dosi calibrate sul singolo paziente, quindi un uso che non ha niente a che vedere con l’impiego illegale incontrollato che si vede nei contesti di abuso”, sottolinea l’esperto.
Con il Fentanyl il dosaggio è fondamentale. “Non tanto - tiene a chiarire Ceschi - perché crei subito dipendenza, quanto perché è un farmaco estremamente potente. Si parla di una potenza di 100 volte quella della morfina. Collegato a questo c’è il fatto che ha un margine di sicurezza stretto, ovvero se si supera la dose appropriata il rischio principale è quello di causare un effetto collaterale grave e nello specifico la depressione respiratoria, cioè il paziente che comincia a non più respirare bene o, nella peggiore delle ipotesi, il respiro si ferma”.
Di “furbetti”, si fa per dire, del Fentanyl in Ticino non se ne vedono. Non ci sarebbero persone che si rivolgono agli ospedali, accampando dolori atroci, per ottenere l’oppioide. “Al momento non osserviamo un fenomeno di questo tipo - sottolinea il primario dell’Istituto di scienze farmacologiche -. Può capitare, come in tutto il mondo, che ci siano alcuni pazienti che esagerino o drammatizzino il dolore con un’intenzione secondaria, di avere un analgesico un po’ più forte, oppure ci siano delle persone con una storia di dipendenza da sostanze che arrivano anche chiedendo un oppioide. Però ad oggi sicuramente non abbiamo un flusso sistematico di finti feriti alla ricerca della sostanza. Comunque va detto che abbiamo in pronto soccorso dei protocolli molto chiari”. Detto questo, “è importante mantenere alta l’attenzione, formare il personale e quindi usare questi farmaci potenti in modo rigoroso e responsabile solo laddove veramente indicati”, conclude Alessandro Ceschi.







