Molte persone, lunedì sera in Svizzera e non solo, sono rimaste abbagliate da uno spettacolo insolito, quantomeno alle nostre latitudini: aurore boreali che hanno illuminato il cielo. Il fenomeno è stato causato da una forte tempesta solare, che ha iniziato a colpire la Terra nella giornata di lunedì. Una tempesta classificata di livello 4 su una scala di 5 che, tuttavia, nel corso di martedì ha perso intensità.
Per capire in termini molto pratici cosa sia successo, abbiamo interpellato l’astronomo e astrofisico Nicolas Cretton, docente al Liceo di Lugano 2.
“L’evento a cui abbiamo assistito è lo stesso che si manifesta ai poli – spiega Cretton – ma di solito è confinato alle regioni polari perché è lì che il campo magnetico terrestre è più intenso. Le particelle cariche che riceviamo dal Sole vengono intrappolate dalle linee del campo magnetico e guidate verso i poli, dove colpiscono l’atmosfera e creano i colori tipici delle aurore boreali. Tuttavia, durante periodi di attività solare straordinaria come quello attuale, il flusso di particelle provenienti dal Sole è molto maggiore e alcune riescono comunque a colpire l’atmosfera a latitudini più basse, rendendo le aurore visibili anche in Svizzera”.
Altre aurore boreali erano già state osservate di recente nel nostro Paese: è possibile che se ne vedranno ancora? “Siamo vicini al massimo di un ciclo di attività solare iniziato nel 2020 e che terminerà attorno al 2030. Ci troviamo quindi in una fase di massima attività relativa, il momento in cui il Sole è più attivo”, spiega l’astrofisico. “Non si tratta però di qualcosa di straordinario rispetto a quanto accaduto in passato. L’attività solare attuale non è eccezionale e le aurore potrebbero essere legate ad altri fattori: il Sole è una macchina complessa che talvolta emette potenti flussi di particelle legati alla sua attività”. Rispondere con certezza non è quindi semplice, perché si tratta di fenomeni “un po’ aleatori e irregolari”.
Oltre allo spettacolo delle aurore, si parla anche di possibili impatti sulle tecnologie. Tempeste geomagnetiche di questa intensità possono infatti influenzare le infrastrutture moderne, come le reti elettriche o i sistemi GPS. Il problema riguarda soprattutto i satelliti, spiega Cretton, che si trovano al di fuori dell’atmosfera, una barriera che ci protegge dall’attività “negativa” del Sole. “Nello spazio non c’è protezione e i satelliti sono quindi molto esposti. La loro elettronica può essere danneggiata o addirittura distrutta da un flusso particolarmente elevato di particelle, con conseguenze anche sull’operatività a terra. Inoltre, quando l’attività solare è molto intensa, possono subire danni anche alcune reti terrestri”.
La nostra società è fortemente dipendente da reti tecnologiche complesse, ricorda infine Nicolas Cretton: eventi di questo tipo non sono quindi da prendere sottogamba.
Le spiegazioni dell’ESA
Anche l’ESA, l’agenzia spaziale europea, ha dato una spiegazione al fenomeno in corso. Sul suo sito si può leggere che le particelle ad alta energia liberate dal Sole durante l’espulsione di massa coronale (CME), responsabile della tempesta geomagnetica attualmente in corso, hanno viaggiato nello spazio a circa 1’700 chilometri, raggiungendo la Terra in 25 ore.
L’ESA sta monitorando attentamente l’evento con un occhio di riguardo anche per gli astronauti che si apprestano a volare verso la Luna con la missione Artemis II.
“Le particelle ad alta energia nelle vicinanze della Terra hanno superato la soglia di allarme”, spiega l’ESA sul suo sito. “Questa pioggia di particelle ad alta energia ha raggiunto il picco di intensità la sera del 19 gennaio, posizionandosi in cima alla lista delle tempeste di radiazioni più intense nei registri” dei satelliti meteorologici americani GOES.
La tempesta geomagnetica risultante ha raggiunto il livello di allerta e “ha il potenziale di influenzare il carico di lavoro degli astronauti nello spazio e potrebbe avere un impatto sui satelliti in orbita terrestre, sulle reti elettriche e sull’aviazione. Un buon monitoraggio delle radiazioni nell’ambiente sarà fondamentale per le missioni Artemis, che porteranno i loro primi astronauti sulla Luna quest’anno”.








