Scienza e Tecnologia

Come nasce una buona amicizia? La risposta della scienza

Coltivare i rapporti ci rende più equilibrati e può prolungare la nostra vita – a orientare le nostre relazioni ci sarebbe anche un’affinità cerebrale 

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Di: red. giardino di Albert/Matteo Martelli  

L’amicizia è uno dei legami più profondi e – forse - più sottovalutati dell’esperienza umana. Non vi sono colpi di fulmine, innamoramenti dirompenti, profondi legami di sangue, né automatismi sociali: è “banalmente” una scelta consapevole. Ma perché siamo più amici di alcune persone, e non di altre? La risposta potrebbe trovarsi nel nostro cervello, come raccontato nel recente episodio “La scienza dell’amicizia”, diffuso dal programma di divulgazione scientifica televisiva Il giardino di Albert.

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La scienza dell'amicizia

Il giardino di Albert 07.03.2026, 17:00

  • ©Bilderfest

L’amicizia è scritta nel cervello

Al Dartmouth College negli Stati Uniti, la neuroscienziata Thalia Wheatley ha condotto uno studio rivoluzionario. Ha portato amici e sconosciuti in laboratorio e ha mostrato loro dei video mentre uno scanner registrava l’attività di circa 80 aree cerebrali.

“Abbiamo scoperto che le persone separate da tre gradi di distanza nella rete sociale sono piuttosto dissimili in termini di risposte neurali. Ma gli amici sono molto simili nella loro attività cerebrale quando guardano questi filmati”, spiega la ricercatrice. La ricerca dimostra che gli amici percepiscono e interpretano il mondo in modo simile.

Questa somiglianza neurale potrebbe scatenare l’attrazione tra persone fin dalla prima conversazione. “Non devono spiegare che la mia mente sta operando diversamente dalla tua. Condividono lo stesso pensiero e ciò non richiede sforzi”, aggiunge la neuroscienziata.

Da dove deriva questa somiglianza? Potrebbe dipendere dai geni oppure dalla socializzazione. “Il cervello è molto duttile, è flessibile. Ogni esperienza che facciamo ci modella. Le esperienze condivise tra persone possono renderle più simili”, precisa Thalia Wheatley.

In Svizzera, il modo più sicuro per fare amicizia è condividere lo stesso senso dell’umorismo (79% dei casi)

In Svizzera, il modo più sicuro per fare amicizia è condividere lo stesso senso dell’umorismo (79% dei casi)

  • IMAGO / Westend61

L’amicizia come ricompensa cerebrale

A ricoprire un ruolo essenziale nelle nostre vite è la costruzione di relazioni nel periodo adolescenziale. Gli studi in questo senso sono chiari: i ragazzi con amici vivono meglio sotto molteplici aspetti. “Tendono ad andare meglio a scuola, si sentono meglio, hanno una maggiore autostima. Questo diventa fondamentale in momenti di stress come il cambio di scuola, il divorzio dei genitori o la perdita di un famigliare”, spiega Berna Güroglu, che all’Università di Leida, nei Paesi Bassi, studia l’impatto dell’amicizia sulla vita dei giovani.

Ma perché le amicizie diventano così importanti durante la pubertà? La risposta è nel sistema di ricompensa cerebrale. “Abbiamo scoperto una connessione con le aree cerebrali della ricompensa”, rivela Berna Güroglu. La risonanza magnetica mostra che queste regioni diventano più attive quando i partecipanti vedono la foto di un amico.

Divertirsi con un amico, scatena delle reazioni che equivalgono a mangiare un pezzo di cioccolato. “Il nostro cervello ci dice che questo è buono, è positivo, continua a farlo”, spiega la ricercatrice. Le interazioni sociali positive diventano più gratificanti che mai.

Il rovescio della medaglia

Secondo la più grande inchiesta sull’amicizia in Svizzera condotta nel 2023, un under 35 su tre si sente solo. Lo studio evidenzia inoltre la difficoltà di entrare nelle cerchie di amicizia svizzere, perché sono relativamente statiche e basate su relazioni di lunga data.

Ma la solitiduine potrebbe anche avere delle basi neurobiologiche. A dirlo è una ricerca del neuroscienziato Dirk Scheele dell’Università di Bochum, in Germania. Secondo il ricercatore, le spiegazioni di una certa predisposizione a isolarsi si troverebbero nella corteccia insulare, che in genere si attiva quando si presta attenzione ai segnali del proprio corpo.

“Quando le persone sole attivano meno la corteccia insulare, il loro istinto di fidarsi o meno di un estraneo è compromesso. Se sto interagendo con qualcuno e d’un tratto non sento più se potermi fidare dell’interlocutore, questo avrà un impatto negativo sull’interazione. E forse potrebbe perpetuare la mia solitudine”, spiega Dirk Scheele.

Non è ancora chiaro perché si verifichino questi cambiamenti neurali. Sono però chiare le conseguenze della solitudine cronica.

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AI - La morte di internet?

Il giardino di Albert 07.02.2026, 17:00

  • ©Studio Fritz Gnad

“Un ampio studio ha dimostrato che la mancanza di integrazione sociale causa un rischio di mortalità più elevato rispetto al consumo di alcol, all’obesità o al fumo. La solitudine cronica aumenta del 30 per cento il rischio di malattie cardiovascolari e ictus.

“Avere amicizie e buone relazioni sociali è assolutamente essenziale per una vita lunga e felice”, afferma Dirk Scheele. Al contempo, l’ossitocina e le beta-endorfine rilasciate da esperienze relazionali positive, mantengono il giusto livello di cortisolo. Il corpo non è costantemente sotto stress, la pressione sanguigna si stabilizza e il sistema immunitario si rafforza.

Un sistema immunitario ben funzionante migliora l’umore e favorisce la capacità di mantenere i contatti sociali, in un circolo virtuoso che protegge la nostra salute. L’amicizia è quindi una medicina a costo zero, capace di renderci più felici e vivere più a lungo: un insegnamento prezioso in un’epoca in cui le nuove tecnologie ci spingono sempre più spesso verso l’isolamento sociale.

Come si diventa amici in Svizzera?

Il modo più sicuro per fare amicizia è condividere lo stesso senso dell’umorismo (79% dei casi). Il contesto culturale (origine, lingua madre) è decisivo nel 71% dei casi. Anche un livello di istruzione simile è un fattore chiave (64%), a differenza del modo di vestire e della situazione economica, che sono determinanti rispettivamente solo nel 41% e nel 46% dei casi. (Fonte: Istituto Gottlieb Duttweiler)

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