Una giuria del New Mexico ha imposto una sanzione di 375 milioni di dollari all’impresa statunitense Meta (che controlla tra l’altro Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger). La giuria ha stabilito che Meta ha consapevolmente danneggiato la salute mentale dei minori e ha nascosto ciò che sapeva sullo sfruttamento sessuale dei minori sulle sue piattaforme di social media. Un verdetto che segna un cambiamento di rotta contro le aziende tecnologiche e la volontà del governo di intervenire con maggiore fermezza.
New Mexico e California: due sentenze storiche contro Meta
La decisione storica arriva dopo un processo durato quasi sette settimane e mentre i giurati di un tribunale federale in California, dopo una camera di consiglio durata più di una settimana, hanno deciso che Meta e Google devono essere ritenute responsabili e pagare 3 milioni di dollari in un processo sulla dipendenza dai social. Anche questo un verdetto storico, che potrebbe ridefinire il modo in cui l’industria tecnologica affronta la responsabilità legale in merito alla salute mentale dei giovani utenti.
Secondo la giuria di Los Angeles, dunque, Meta e Google sono responsabili della dipendenza dalle reti sociali tra i giovani. Il processo è partito dalla denuncia di una ventenne californiana, Kaley G.M., la quale ha testimoniato che YouTube (di proprietà di Google) e Instagram (di proprietà di Meta) hanno istigato la sua depressione e pensieri suicidi durante l’infanzia.
Le accuse: profitti prima della sicurezza
In New Mexico i giurati si sono schierati con i pubblici ministeri statali. Questi ultimi hanno sostenuto che Meta abbia dato priorità ai profitti rispetto alla sicurezza, violando parti dell’Unfair Practices Act (la legge statale sulle pratiche sleali). La giuria ha concordato con le accuse secondo cui Meta ha rilasciato dichiarazioni false o fuorvianti e ha anche concordato che Meta si è impegnata in pratiche commerciali “inconcepibili” che hanno sfruttato ingiustamente le vulnerabilità e l’inesperienza dei minori.
La sanzione: migliaia di violazioni
I giurati hanno ritenuto che ci siano state migliaia di violazioni, ciascuna conteggiata separatamente ai fini di una sanzione di 375 milioni di dollari. Si tratta di meno di un quinto di quanto richiesto dai pubblici ministeri.
Meta è valutata circa 1’500 miliardi di dollari e le azioni della società sono salite del 5% nelle prime contrattazioni after-hours dopo il verdetto, un segnale che gli azionisti hanno minimizzato la notizia.
Cosa succede ora
La giurata Linda Payton, 38 anni, ha dichiarato che la giuria ha raggiunto un compromesso sul numero stimato di adolescenti colpiti dalle piattaforme di Meta, optando per la sanzione massima per violazione. Con una sanzione massima di 5’000 dollari per ogni violazione, ha detto di ritenere che ogni minore valesse l’importo massimo. Il colosso dei social media non sarà costretto a cambiare immediatamente le sue pratiche. Spetterà a un giudice – non a una giuria – determinare se le piattaforme di social media di Meta hanno creato un danno pubblico e se l’azienda debba pagare per programmi pubblici volti ad affrontare i danni. Questa seconda fase del processo si terrà a maggio.
L’inchiesta: gli agenti si sono finti bambini
In New Mexico, un team guidato dal procuratore generale Raúl Torrez, che ha citato in giudizio Meta nel 2023, ha costruito il proprio caso attraverso agenti che si sono finti bambini sui social media, documentando poi le sollecitazioni sessuali ricevute e la risposta di Meta. Torrez vuole che Meta implementi una verifica dell’età più efficace e faccia di più per rimuovere i malintenzionati dalle sue piattaforme.
Meta ha dichiarato di non essere d’accordo con il verdetto e che farà ricorso. “Lavoriamo duramente per mantenere le persone al sicuro sulle nostre piattaforme e siamo chiari sulle sfide nell’identificare e rimuovere malintenzionati o contenuti dannosi. Continueremo a difenderci con vigore e rimaniamo fiduciosi nel nostro impegno per la protezione degli adolescenti online”, ha dichiarato l’azienda in un comunicato.
Le accuse del pubblico ministero
Il processo è iniziato all’inizio di febbraio. Nella sua dichiarazione di apertura, il pubblico ministero Donald Migliori ha affermato che Meta ha travisato la sicurezza delle sue piattaforme, scegliendo di progettare i suoi algoritmi per mantenere i giovani online pur sapendo che i bambini sono a rischio di sfruttamento sessuale.
Un cambio di percezione
Sebbene la multa rappresenti una frazione minuscola dei 201 miliardi di dollari di fatturato di Meta nel 2025, il verdetto mostra un cambiamento nella percezione pubblica delle aziende di social media e delle responsabilità che queste ultime dovrebbero avere nei confronti dei giovani per mantenerli al sicuro sulle loro piattaforme.
Per anni, le aziende di social media hanno contestato le pesanti accuse nei loro confronti, per esempio quella secondo la quale danneggerebbero la salute mentale dei bambini attraverso scelte di progettazione deliberate, che creano dipendenza nei ragazzi. Nel mirino sono finiti anche i contenuti che portano a depressione, disturbi alimentari o suicidio. Inoltre le aziende sono accusate di non riuscire a proteggere i minori da predatori sessuali e contenuti pericolosi.










