Intelligenza artificiale

Sora, l’ascesa e il crollo dell’IA video che voleva reinventare i social

Download crollati, deepfake virali e IPO all’orizzonte: perché OpenAI ha chiuso il progetto

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  • Reuters
Di: Philip Di Salvo*, senior researcher e docente presso l’Università di San Gallo

“Stiamo dicendo addio all’app Sora. A tutti coloro che hanno creato con Sora, l’hanno condivisa e hanno contribuito a costruire la community attorno a essa: grazie. Ciò che avete realizzato con Sora è stato importante e sappiamo che questa notizia è deludente”: con queste poche righe, OpenAI ha annunciato inaspettatamente la chiusura della sua app per la generazione di video tramite intelligenza artificiale. L’azienda di Sam Altman non ha fornito ulteriori spiegazioni sulla decisione, né ha comunicato ufficialmente quando l’app cesserà di funzionare per i suoi utenti.

Citando dati della società di analisi mobile Appfigures, TechCrunch segnala che l’applicazione aveva raggiunto il suo picco a novembre con oltre 3,3 milioni di download complessivi tra App Store e Google Play. Tuttavia, la traiettoria di crescita non si è mantenuta: entro febbraio, i download erano scesi a circa 1,1 milioni, una cifra che appare modesta e in contraddizione con il successo dell’IA generativa, specie se confrontata con i 900 milioni di utenti attivi settimanali di ChatGPT.

In una dichiarazione rilasciata al New York Times, OpenAI ha fatto sapere che le tecnologie di generazione video continueranno a essere impiegate internamente, in particolare come strumento per l’addestramento dei robot. Non ci sarebbero nemmeno piani per integrare Sora all’interno di ChatGPT, dove è accessibile solo per gli utenti Pro da 200 dollari al mese, come invece era stato spesso ipotizzato. OpenAI starebbe dunque chiudendo definitivamente l’intero progetto. Sora era stata lanciata come generatore di video sintetici dal realismo tra i più impressionanti mai visti, ma anche come app social in stile TikTok, dove gli utenti avrebbero potuto condividere le proprie creazioni. Quest’ultima funzionalità, in particolare, sembra non aver trovato particolare riscontro tra il pubblico.

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La proliferazione dei deep fake

Sora aveva comunque fatto parlare molto di sé, e non in termini positivi: il lancio dell’app aveva favorito la proliferazione di deepfake e contenuti abusivi, alimentando il fenomeno dell’AI slop in formato video. Non sono mancati, ovviamente, i contenuti creati a scopo disinformativo, generabili con un semplice clic. Come scrive Al Jazeera, OpenAI si era vista costretta a intervenire poco dopo il varo di Sora per limitare la produzione di contenuti raffiguranti personaggi pubblici in situazioni inappropriate, e in seguito alle proteste delle famiglie e dei rappresentanti legali dei soggetti coinvolti. Già nei giorni successivi al lancio, l’app aveva prodotto filmati simulanti attacchi armati e scene di panico in luoghi affollati, tra cui campus universitari e luoghi simbolo come la Grand Central Station di New York. Sul fronte dei conflitti internazionali, erano emersi contenuti ambientati in zone di guerra in Gaza e Myanmar. Più di recente, materiali analoghi generati con Sora, o sistemi equivalenti, sono apparsi anche in relazione alla guerra in Iran e, in molti casi, hanno finito per circolare massicciamente sulle principali piattaforme social.

Si tratta, in ogni caso, del primo vero passo falso di OpenAI in relazione a uno dei suoi prodotti. È plausibile che, oltre allo scarso successo dell’app social, abbiano pesato le numerose controversie, la cattiva stampa e i timori sollevati dall’industria creativa audiovisiva, che ha visto in Sora un rischio concreto per il settore, data la capacità del sistema di generare video di alta qualità a partire da un semplice prompt. Proprio pochi mesi fa, però, OpenAI aveva stretto un accordo del valore di circa un miliardo di dollari con Disney, che avrebbe consentito agli utenti di Sora di attingere a oltre 200 personaggi di Disney, Marvel, Pixar e Star Wars per la creazione di contenuti, rendendo la piattaforma l’unica legalmente autorizzata a farlo. Con la chiusura di Sora, OpenAI ha rinunciato anche all’investimento di Disney.

Un cambiamento di strategia per OpenAI?

La chiusura di Sora va letta, ancora secondo il New York Times, come uno dei segnali più evidenti del cambiamento di strategia in atto a OpenAI, alle prese con la necessità di razionalizzare le spese in vista di una possibile e attesa IPO, che potrebbe arrivare già entro quest’anno. Mentre i vertici di OpenAI puntano a triplicare i 13 miliardi di dollari di ricavi dell’anno scorso, l’azienda prevede al contempo di spendere oltre 100 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni. A complicare ulteriormente il quadro, la crescente pressione competitiva di Anthropic, i cui ricavi crescono a un ritmo più sostenuto grazie a una maggiore adozione da parte di clienti aziendali ad alto valore. La priorità di OpenAI è dunque, al momento, la preservazione delle risorse, risorse che l’infrastruttura di Sora consumava ingentemente. Inoltre, i concorrenti diretti non sono certo rimasti fermi: Google sembra determinata a portare avanti il rivale diretto di Sora, Nano Banana, potendo contare su risorse finanziarie significative e sulla rapida evoluzione del suo modello Gemini. Come è noto, inoltre, OpenAI sembra più interessata a muoversi in direzione dell’agentic AI e dei servizi professionali per il business e il coding

La corsa alla viralità

Il progetto Sora resterà probabilmente come uno degli episodi più emblematici della stagione dell’IA generativa, costruita attorno alla corsa alla viralità, alla crescita esponenziale e all’effetto sorpresa, condotta con scarsa considerazione per rischi per la collettività, che erano tutt’altro che imprevedibili, specialmente in un contesto di adozione di massa.

In un’epoca in cui l’AI slop affolla già gli spazi più popolati della rete, degradandone la qualità, è forse una buona notizia che l’idea di una piattaforma social interamente dedicata a questo genere di contenuti, almeno per ora, non esista.

*Philip Di Salvo è senior researcher e docente presso l’Università di San Gallo. I suoi temi di ricerca principali sono i rapporti tra informazione e hacking, la sorveglianza di Internet e l’intelligenza artificiale. Come giornalista scrive per varie testate.

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Telegiornale 20.03.2026, 20:00

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