Sono ventimila le persone che sabato sono scese in piazza a Berna per protestare contro il carovita, avanzando una serie di rivendicazioni per aumentare il potere d’acquisto: dalla riduzione dei premi di cassa malati a un freno all’aumento degli affitti. Da qui la richiesta di salari e pensioni più alti.
Qual è la reazione da parte padronale? “I datori di lavoro non sono ciechi: anche noi siamo confrontati con il rincaro, ad esempio per i costi dell’energia o degli affitti. Da parte nostra c’è quindi molta comprensione, si tratta di capire cosa sia fattibile”, afferma ai microfoni della RSI Roland Müller, direttore dell’Unione svizzera degli imprenditori.

Imprenditori, rivendicazioni sindacali esagerate
Telegiornale 16.09.2023, 20:54
Si chiedono adattamenti automatici al rincaro dei contratti collettivi di lavoro. Lavoratori con un potere d’acquisto forse sono nel vostro interesse...
Il potere d’acquisto è importante, i datori di lavoro ne approfittano se la gente è in grado di permettersi di comperare qualcosa. D’altra parte va ricordato che i negoziati per i contratti collettivi avvengono nei singoli settori, sempre considerando gli interessi di entrambe le parti.
Il classico autunno salariale caldo, forse non sarà così caldo?
Le rivendicazioni dei sindacati, con aumenti salariali fino al 5%, sono decisamente troppo alte. Se analizziamo le prestazioni economiche del Paese siamo attorno all’1,1%, l’evoluzione dei salari si deve orientare a questo valore. Ci saranno discussioni intense, è normale.
Si aspetta quindi aumenti salariali fra l’1 e il 2%?
Ci troviamo in un mercato dettato dai lavoratori, tutti soffrono per la carenza di manodopera qualificata, questo non va dimenticato in sede di trattative salariali. I datori di lavoro difenderanno i loro interessi e faranno il possibile. Quindi ci saranno aumenti salariali, ma non ai livelli richiesti dai sindacati.




