“Il risultato mi ha un po’ sorpreso”, ha ammesso lunedì Jean-Michel Cina, intervistato dalla RTS durante “La Matinale”. Le tendenze registrate durante la campagna facevano infatti presagire un rifiuto più risicato.
Il no chiaro all’iniziativa dimostra “una volontà dichiarata di mantenere un media di servizio pubblico” e “conferma che l’indipendenza delle nostre redazioni, dei nostri giornalisti e della nostra istituzione” rimarrà un principio “non negoziabile”, ha dichiarato il presidente del consiglio d’amministrazione della SSR. “È qualcosa su cui non cederò di un millimetro”, ha insistito.
“Voler indebolire la SSR in modo permanente non può essere un obiettivo in sé”, ha sottolineato Cina. “Con il suo voto chiaro, la popolazione ha espresso un forte sostegno alla SSR.”
La Matinale della RTS del 09.03.2026:
“Il popolo svizzero ha confermato per tre volte il suo sostegno alla SSR”
Il voto conferma anche il sistema di finanziamento della SSR tramite il canone applicato alle economie domestiche e alle imprese. “Il popolo svizzero, per tre volte, ha mantenuto e dato un forte sostegno a questo sistema di finanziamento”, ha ricordato Cina.
In effetti, nel giugno del 2015 la revisione della legge sulla radiotelevisione era stata accettata di misura. La posta in gioco allora non era l’importo del canone, bensì il suo legame al possesso di un apparecchio ricevente. Nel 2018, l’iniziativa “No Billag” — che puntava a sopprimere il canone obbligatorio — era stata respinta da quasi il 72% dei votanti. Sette anni dopo, il no ha prevalso al 62% sull’iniziativa “200 franchi bastano”.
Speciale votazioni federale del 08.03.2026: "200 franchi bastano" - Le reazioni dopo il voto
RSI Info 08.03.2026, 19:02
Una trasformazione digitale
In futuro, la SSR dovrà tuttavia fare i conti con risorse ridotte. Il controprogetto del Consiglio federale fissa il canone a 300 franchi a partire dal 2029, contro i 335 franchi attuali. L’azienda perderà quindi il 17% del suo budget. “Non si tratta solo di un programma di risparmi, ma anche di una trasformazione digitale per avvicinarci maggiormente ai nostri utenti”, ha sottolineato Cina.
Il processo di riduzione dei costi è già avviato e prevede la soppressione di 900 posti di lavoro. L’ex consigliere di Stato vallesano ha però precisato che è prematuro stabilire quanti saranno i licenziamenti effettivi: “I colloqui con i partner sociali sono ancora in corso.”
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“Verticalizzazione” anziché “centralizzazione”
Alcuni servizi saranno messi in comune per guadagnare in efficienza, in particolare l’informatica e le risorse umane. Cina parla di “verticalizzazione” piuttosto che di centralizzazione e assicura che la SSR rimarrà presente nelle regioni e continuerà a produrre contenuti regionali.
“L’offerta nei settori della cultura, della musica, del cinema svizzero, dello sport e dell’intrattenimento rimarrà”, ha garantito.
Cina ha infine voluto elogiare i giornalisti della SSR per il loro impegno durante tutta la campagna: “In un periodo così difficile, hanno svolto un lavoro esemplare.”








