Svizzera

“No” all’iniziativa SSR: e ora?

Gli interrogativi sul futuro dell’azienda, che dovrà comunque risparmiare e riformarsi - Il dibattito politico nell’ottica di una nuova concessione

  • Oggi, 07:43
  • Un'ora fa
L'iniziativa per la riduzione del canone è stata respinta ieri dal 62% dei votanti e da tutti i Cantoni
31:22

200 franchi non bastano

Modem 09.03.2026, 08:30

  • archivio keystone
Di: Radiogiornale-Alessio Veronelli-Laura Dick/ARi 

Il popolo, e tutti i Cantoni, hanno così respinto domenica l’iniziativa per un canone radiotelevisivo a 200 franchi. Bocciata la proposta, il canone scenderà però comunque con gradualità fino a 300 franchi nel 2029. Per la SSR ciò si traduce in una contrazione del 17% del budget (270 milioni di franchi in meno), nonché in una serie di riforme inevitabili, e già iniziate.

Ciò fa seguito al controprogetto indiretto disposto dal Governo. “Certo, abbiamo una decisione del Consiglio federale, e questo significa che siamo in un processo di trasformazione”, osserva Susanne Wille, direttrice generale della SSR, sottolineando che ciò rappresenta “una grande sfida per l’azienda”. Le riforme, ricordiamo, comporteranno la soppressione di 900 posti di lavoro a tempo pieno e la centralizzazione di funzioni come le risorse umane, le finanze e l’informatica.

01:54

RG 07.00 del 09.03.2026 - La corrispondenza da Berna di Alessio Veronelli

RSI Info 09.03.2026, 07:28

La SSR farà la sua parte, Governo e Parlamento anche. Quanto alle priorità indicate dal Consiglio federale per il futuro dell’azienda, è stato ieri Albert Rösti a esporle in conferenza stampa a Berna: sport e intrattenimento saranno ridimensionati, mentre nell’offerta dovranno restare ben presenti informazione, cultura e formazione. “Non voglio dire che sport e intrattenimento spariranno”, ha precisato il capo del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni”: la SSR, ad esempio, dovrà proporre quegli sport che i media privati non potranno diffondere.

Ad ogni modo il dibattito sul servizio pubblico radiotelevisivo, in un periodo di grande e rapido mutamento del panorama mediatico, non può concedersi troppo tempo. “Dobbiamo lavorare su una nuova concessione e questo processo comincerà presto”, conferma Susanne Wille. Spetterà al Governo formulare proposte per questa concessione che, ricordiamo, sarà in vigore dal 2029. Ma, intanto, quanto inciderà sulle discussioni della politica il chiaro “no” uscito ieri dalle urne?

Piero Marchesi, sostenitore dell’iniziativa e consigliere nazionale UDC, auspica che “ci sia un adattamento importante da parte” della SSR, “non tanto per accontentare chi” l’ha lanciata, ma “per tener conto che il mondo mediatico sta molto cambiando”. Per il consigliere agli Stati Fabio Regazzi, altro sostenitore dell’iniziativa, uno fra gli elementi di valutazione è poi dato dall’esito del voto in Ticino, che è risultato inferiore al dato nazionale.

01:53

RG 07.00 del 09.03.2026 - Il servizio di Laura Dick

RSI Info 09.03.2026, 07:29

Per Alex Farinelli, invece, la situazione è chiara: la SSR esce rafforzata dalla votazione di ieri. “È chiaro che la popolazione le riconosce un ruolo molto importante, che va oltre per esempio all’informazione “che è essenziale, ma non è l’unica componente che la SSR, in quanto ente radiotelevivo pubblico, difende”, osserva il consigliere nazionale PLR, citando il suo ruolo nell’ambito del plurilinguismo e della cultura. Farinelli aggiunge però che l’azienda dovrà “comunque apportare dei cambiamenti, adattandosi al territorio che rappresenta”.

Su cosa allora occorrerebbe puntare? Secondo Mathilde Crevoisier Crelier (PS/JU), l’offerta regionale è sicuramente un punto importante, ma “bisogna evitare la concorrenza con i privati in alcuni ambiti, in particolare nel digitale”, afferma la consigliera agli Stati, dicendosi quindi sicura che ci siano margini per un accordo. C’è ancora un po’ di tempo per riflettere: il Consiglio federale, infatti, illustrerà le sue proposte nel dettaglio solo il prossimo anno.

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