"Quello di domenica sull’iniziativa contro l’immigrazione di massa non è un voto dettato dalla paura, ma dall’esperienza concreta e da ragionamenti razionali. Il Ticino, dove la pressione sul mercato del lavoro e il traffico legato al frontalierato sono enormi, lo dimostra". A parlare è Philipp Gut, vicedirettore per il settimanale svizzero tedesco Weltwoche. Due sono i ragionamenti che, a detta di Gut, hanno spinto un cittadino svizzero su due a votare sì: "Da un lato ci sono le conseguenze negative della libera circolazione (dumping salariale, traffico…), dall’altro c’era la volontà di riaffermare la sovranità della Svizzera, che non è un satellite dell'UE".
“Contingenti aperti nell’interesse svizzero”
Per il responsabile della cronaca politica nazionale della rivista, non è vero che la gente non era consapevole delle conseguenze che un "sì" al testo poteva avere: "La gente era informata e sa che quest’iniziativa non è restrittiva e lascia un margine di manovra nell’interesse del paese e dell’economia". Le quote, evidenzia Gut, andranno fissate in modo pragmatico, tenendo conto dei bisogni dell’economia e dei lavoratori indigeni: "I contingenti esistevano in passato ed hanno funzionato benissimo".
Burocrazia delle misure d’accompagnamento
Per Gut l’introduzione di limiti ai flussi migratori non porterà alla burocratizzazione. "C’è molta più burocrazia oggi con la libera circolazione di quanta ce n’era all’epoca dei contingenti. L’attuazione e i controlli legati alle misure di accompagnamento hanno creato un esercito di funzionari, servizi e controllori" ci dice Gut.
Davide Paggi







