Segnali incoraggianti arrivano dal Canada, dove si trova una delegazione parlamentare svizzera. Sul tavolo delle discussioni, anche l’aggiornamento dell’accordo di libero scambio fra i due Paesi, che risale al 2009. Martedì c’è stato un incontro fra il premier Mark Carney e il presidente del Consiglio nazionale Pierre-André Page, in visita con una delegazione parlamentare. Ad agevolare il contatto, la particolarità delle istituzioni canadesi che vedono il primo ministro sedere anche in Parlamento. “Viste le problematiche internazionali emerse con Donald Trump, mi son detto che era lì che dovevamo andare. Per trovare altri mercati, altri accordi e contatti oltre agli Stati Uniti. La scelta del Canada si è imposta molto rapidamente”, ha spiegato Page al microfono di Gian Paolo Driussi per SEIDISERA della RSI.
Lei ha ieri incontrato il Premier Mark Carney. Ha già ottenuto qualcosa?
“Di Carney mi era già rimasto impresso un passaggio del suo discorso al WEF di Davos, quando ebbe il coraggio di dire quel che molti pensavano: ‘Se non sei al tavolo delle trattative, finisci nel menù’. Gliel’ho ricordato e si è messo a ridere ma ha anche subito capito l’importanza di quelle parole per noi. Gli ho spiegato che la Svizzera ha recentemente firmato numerosi trattati con l’Asia e che l’accordo di libero scambio con il Canada è in attesa di modernizzazione. E ha recepito il nostro messaggio, ovvero che è importante investire anche con la Svizzera, affrontando pure la questione della doppia imposizione, e che per noi il Canada può diventare una priorità.
Stava festeggiando, appena uscito da una vittoria elettorale e non era molto informato sul dossier. Ma ha immediatamente chiesto ai suoi servizi di portarglielo per essere aggiornato. Questo mi ha rassicurato e credo sia la dimostrazione di come siamo riusciti a sensibilizzarlo”.
Ci parli della modernizzazione dell’accordo di libero scambio.
“Ci sono discussioni in corso e le difficoltà riguardano i dossier agricoli. Essendo contadino ero nella posizione ideale per affrontare l’argomento e gli ho detto che siamo aperti al dialogo ma che servono pure delle compensazioni. Né la nostra agricoltura né la loro devono risultarne penalizzate. Abbiamo percepito volontà di collaborare e ora passeremo la palla alla Segreteria di Stato dell’economia e ai consiglieri federali competenti”.
Non vi siete fatti consigliare su come trattare con Donald Trump?
“No, ma credo che condividano la nostra visione, ossia che si può parlare con lui ma che due ore dopo ci si può attendere l’esatto contrario di quel che ha detto. Ce lo hanno confermato. Per la Svizzera è importante mantenere buoni contatti per evitare nuovi dazi, ma non credo sia possibile lavorare con Trump in modo stabile e prevedibile a lungo termine. Bisogna cercare di mantenere quanto già esiste senza provocarlo, fino a un cambio della presidenza. Sarò forse un po’ netto, ma ritengo che la pazienza sarà la migliore virtù nei rapporti con gli Stati Uniti”.







