La famiglia di Mohamed Morsi vuole trascinare davanti alla giustizia nazionale e internazionale il capo dell'esercito egiziano, nonché ministro della difesa, Abdel Fatah al Sissi, accusandolo di rapimento e di colpo di Stato.
Il generale e la sua cerchia sono ritenuti direttamente responsabili della salute e dell'integrità dell'ex presidente, detenuto in luogo segreto dal momento della sua destituzione, il 3 luglio.
La liberazione del defenestrato è stata richiesta da diversi paesi, tra i quali gli Stati Uniti e la Germania, malgrado le garanzie che è trattato con dignità.
L'UE accentua la pressione
I ministri degli esteri dell'Unione Europea chiedono all'Egitto il rilascio di tutti i detenuti politici, compreso l'ex presidente. Per i Ventotto, solo tramite un processo inclusivo e democratico sarà possibile ripristinare la stabilità nel paese.
I capi delle diplomazie comunitarie sottolineano inoltre la necessità per tutti i partiti politici di beneficiare pienamente della libertà d'espressione.
"Le forze armate non dovrebbero esercitare un ruolo politico, ma accettare e rispettare l'autorità del potere civile", si sottolinea nella loro dichiarazione.
Nuovi scontri fra fazioni
È di almeno quattro morti, il bilancio di nuovi disordini esplosi in Egitto fra sostenitori e avversari del deposto presidente Mohamed Morsi.
Al Cairo, un 20enne è deceduto dopo una sparatoria. Altre 26 persone hanno riportato ferite, secondo fonti medico-sanitarie. Gruppi contrapposti si sono scontrati con lanci di pietre e altri proiettili impropri. La polizia è intervenuta facendo ricorso ai gas lacrimogeni.
Tre persone, fra le quali una investita da un treno, hanno invece perso la vita a Qaliub, in una periferia settentrionale della capitale.
Red MM








