Svizzera

Crans-Montana, prove di disgelo tra Italia e Svizzera

A 60 Minuti l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado smorza i toni dopo mesi di polemiche: “Tra amici è giusto dirsi tutto, con lealtà”. Il consigliere nazionale Gianini: “Bene abbassare i toni, ma certe uscite sono state controproducenti”

  • 40 minuti fa
  • 29 minuti fa
immagine
1:10:50

Tanta guerra, poche regole: la resa delle democrazie? - Crans-Montana: dialogo impossibile fra Svizzera e Italia?

60 minuti 04.05.2026, 20:45

Di: 60 Minuti/sdr 

Sono arrivate parole di distensione, lunedì sera, durante la puntata di 60 Minuti della RSI dedicata alle tensioni tra Italia e Svizzera seguite alla tragedia di Crans-Montana. Tra gli ospiti della trasmissione condotta da Reto Ceschi, l’ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado, il quale ha ricordato come il dialogo istituzionale non si sia mai interrotto anche dopo mesi segnati da polemiche, incomprensioni e prese di posizione molto dure da parte italiana.

Al centro, ancora una volta, le conseguenze dell’incendio avvenuto al bar Le Constellation (con 41 persone che hanno perso la vita e più di un centinaio rimaste ferite) e le critiche rivolte alla Svizzera sui soccorsi - queste interne - sulla cooperazione giudiziaria e, più recentemente, sull’invio delle fatture sanitarie ai pazienti italiani ricoverati dopo la tragedia. Secondo Cornado, l’incontro tra il presidente della Confederazione Guy Parmelin e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rappresentato un po’ uno spartiacque rispetto alle polemiche delle scorse settimane. Un passaggio politico che, nelle parole del diplomatico, potrebbe segnare l’avvio di una fase diversa nei rapporti tra Roma e Berna, al di là dei dossier e degli accordi bilaterali che hanno continuato comunque il loro corso, come lui stesso ha spiegato, senza interruzioni.

Il diplomatico italiano ha anzitutto smorzato i toni sulla possibile inchiesta relativa ai soccorsi nella notte dell’incidente. “Erano circostanze eccezionali”, ha detto, ricordando la portata del dramma. È giusto, ha aggiunto, “indagare e fare chiarezza”, anche perché vi sono feriti le cui condizioni si sarebbero aggravate a causa dell’attesa prima del ricovero. Ma ha precisato che “nessuno farà mai polemica su questo punto”. Lo stesso atteggiamento è stato mantenuto sul fronte giudiziario. L’Italia ha chiesto di potersi costituire accusatore privato nel procedimento penale vallesano, ma l’ambasciatore ha escluso che questa iniziativa debba essere letta come un atto di sfiducia nei confronti della Confederazione. Si tratta, ha spiegato, di una richiesta legata alla possibilità di ottenere un risarcimento per i danni patrimoniali causati dalla tragedia. Anche in caso di mancato accoglimento della domanda, non prevede nuove tensioni: “C’è una fattiva cooperazione tra le autorità giudiziarie”. La Procura di Roma, ha riferito, è “molto soddisfatta” della collaborazione con la Procura del Vallese, con contatti diretti tra i due procuratori.

Resta però il peso politico e mediatico delle ultime settimane. In Svizzera non sono passati inosservati i messaggi pubblicati sui social dalla presidente Meloni, percepiti da più parti come un attacco frontale al modo in cui le autorità elvetiche hanno gestito alcune conseguenze della tragedia. Cornado ha difeso quella linea, spiegando che la presidente del Consiglio si è fatta interprete dei sentimenti dell’opinione pubblica italiana e della vicinanza del Paese alle famiglie delle vittime. L’ambasciatore ha rivendicato di avere seguito le istruzioni del governo, ma “con uno stile franco, diretto, leale e amichevole”. “Tra amici è giusto dirsi tutto, le cose che vanno e quelle che non vanno”, ha affermato. L’importante, ha aggiunto, è farlo con lealtà. Per Cornado, in questi mesi “nulla è stato mai detto e fatto dietro le spalle” tra Italia e Svizzera. Non a caso, ha sottolineato, si è sempre parlato di incomprensioni, “ma mai di crisi diplomatica”.

Gianini: “Attenzione a non alimentare sentimenti anti-svizzeri o anti-italiani”

Di tutt’altro tono, pur accogliendo con favore le parole più concilianti dell’ambasciatore, l’intervento del consigliere nazionale ticinese del PLR Simone Gianini. A suo avviso, alcune prese di posizione italiane hanno avuto effetti controproducenti. Gianini ha denunciato il rischio di alimentare sentimenti anti-svizzeri in Italia e, per reazione, sentimenti anti-italiani in Svizzera, in particolare nelle regioni di confine.

Il parlamentare ha criticato soprattutto il clima creato da alcuni talk show italiani, nei quali — ha sostenuto — la responsabilità della tragedia sarebbe stata attribuita alla Svizzera nel suo insieme, quasi coinvolgendo anche la popolazione. Gianini ha ricordato anche la minaccia, arrivata da Roma nelle settimane precedenti, di non rimandare a Berna il massimo rappresentante diplomatico italiano se la Svizzera non avesse accettato la presenza di investigatori italiani sul proprio territorio. Una pressione che, secondo il consigliere nazionale, è stata esercitata nonostante fosse già in corso una cooperazione giudiziaria tra le procure.

Altro punto sensibile, quello delle fatture inviate ai pazienti italiani ricoverati in Svizzera. Parmelin, ha ricordato Cornado, ha ribadito che non verranno più inviate fatture ai pazienti italiani coinvolti nella tragedia e ha assicurato che a nessuna famiglia sarà chiesto di pagare. Il presidente della Confederazione proporrà al Consiglio federale una soluzione nell’ambito della normativa vigente. Una presa di posizione che, secondo l’ambasciatore, ha soddisfatto pienamente la presidente Meloni.
Cornado ha richiamato il quadro giuridico europeo che disciplina anche i rapporti tra Svizzera e Stati dell’Unione europea in materia sanitaria. Il regolamento prevede la possibilità per gli Stati di rinunciare a chiedere rimborsi ad altri Stati per le spese sostenute nella cura dei rispettivi cittadini. L’Italia, ha detto, farà così per i due cittadini svizzeri trasportati da Sion a Milano. L’aspettativa italiana è che la Svizzera faccia altrettanto, vista “l’eccezionalità” della tragedia.

Gianini ha però puntualizzato che la possibilità di rinunciare o compensare i costi era già prevista e che nessuno, da parte svizzera, aveva escluso una soluzione di questo tipo. Il problema, secondo lui, è stato il metodo: prima ancora che le amministrazioni potessero discutere una soluzione, la Svizzera sarebbe stata messa sotto pressione attraverso interventi pubblici e social che l’hanno dipinta come un Paese poco umano e troppo burocratico. “Sono settimane che invoco la calma e l’abbassamento dei toni”, ha detto il consigliere nazionale, riconoscendo tuttavia che dalle parole dell’ambasciatore è forse arrivato un segnale utile.

Alla domanda se il 4 maggio possa rappresentare l’inizio di una stagione diversa nei rapporti tra Italia e Svizzera, Cornado si è detto “molto fiducioso”. Una conferma, ha aggiunto, potrà arrivare dai prossimi incontri del presidente della Confederazione con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e con il ministro degli Esteri italiano.

A chiudere idealmente il confronto, l’auspicio di Umberto Marcucci, padre di uno dei giovani italiani feriti a Crans-Montana, che ha auspicato che le relazioni tra i due Paesi possano tornare normali. Italia e Svizzera, ha ricordato spiegando comunque anche le differenze tra i due “caratteri”, non sono soltanto nazioni confinanti: condividono valori comuni. E in un mondo sempre più complesso e violento, ha detto, questo resta fondamentale.

immagine
01:31

A 60 Minuti le incomprensioni tra Berna e Roma

Telegiornale 04.05.2026, 20:00

immagine
1:10:50

Tanta guerra, poche regole: la resa delle democrazie? - Crans-Montana: dialogo impossibile fra Svizzera e Italia?

60 minuti 04.05.2026, 20:45

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare