VOTAZIONI DELL’8 MARZO

Alle urne sul canone radiotelevisivo

L’iniziativa popolare “200 franchi bastano”: contenuti e posizioni a confronto fra favorevoli e contrari

  • 2 febbraio, 16:31
  • Un'ora fa
Immagine d'archivio

Immagine d'archivio

  • keystone
Di: ARi 

Otto anni dopo la bocciatura della “No Billag”, una nuova proposta di modifica costituzionale chiama in causa il futuro del servizio pubblico radiotelevisivo e, più precisamente, la sua fonte preponderante di finanziamento: alla prova delle urne, infatti, passerà per le votazioni dell’8 marzo anche l’iniziativa SSR, nota anche come “200 franchi bastano”.

Se la “No Billag” puntava all’abolizione pura e semplice del canone radiotelevisivo, il testo sottoposto ora al popolo chiede di limitarne l’importo per economia domestica a 200 franchi annui. Imprese, società e personalità giuridiche sarebbero inoltre dispensate dal versamento. Quanto ai proventi, l’iniziativa chiede che vengano ripartiti sempre in base alla perequazione finanziaria fin qui vigente fra le regioni linguistiche. Nel caso di un incremento delle economie domestiche soggette al canone, il testo prevede una riduzione dell’importo in modo che i proventi complessivi restino costanti. Per quanto poi concerne le emittenti regionali private, che sono beneficiarie di una parte del canone, si stabilisce che la quota destinata ad esse sia almeno equivalente all’importo fin qui indicato dalle concessioni rilasciate. Gli effetti dell’iniziativa, in buona sostanza, ricadrebbero unicamente sulla SSR.

La soluzione così proposta si tradurrebbe in una profonda revisione per un regime che, di per sé, è già destinato a cambiare. Il Consiglio federale ha infatti adottato, in risposta all’iniziativa, un controprogetto indiretto che si articola come segue: il canone annuo per economia domestica scenderà gradatamente, entro il 2029, dagli attuali 335 franchi a 300; circa le aziende, invece, la soglia minima di fatturato per l’applicazione del canone salirà da 500’000 a 1,2 milioni di franchi. Di conseguenza, solo un’impresa su 5 risulterà obbligata al pagamento.

Iniziativa SSR: il video esplicativo

Questi cambiamenti hanno già inevitabili effetti per la SSR, che si articola in varie unità aziendali, trae dal canone circa l’80% delle proprie entrate e deve offrire programmi radiotelevisivi e contenuti online equivalenti in tutte le regioni linguistiche. L’azienda, a seguito dell’orientamento deciso dal Governo, dovrà infatti ridurre il proprio budget entro il 2029 nella misura del 17%. Le economie da realizzare saranno nell’ordine di 270 milioni di franchi: ciò comporta una ristrutturazione, che è già in atto, con un taglio di 900 posti di lavoro a tempo pieno in tutte le regioni.

Ma un riassetto ben più incisivo farebbe seguito alla riduzione del canone nella misura prevista dall’iniziativa. Per la SSR le relative entrate, in base a stime dell’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM), si ridurrebbero infatti a quasi la metà dell’ammontare odierno, attestandosi a circa 630 milioni di franchi all’anno: un dimezzamento delle risorse che imporrebbe all’azienda di centralizzare la produzione, chiudere sedi regionali e ridurre in modo considerevole la programmazione. L’impatto occupazionale sarebbe severo: uno studio dell’istituto di ricerca economica BAK prevede infatti la soppressione di 3’000 impieghi.

Inoltre, preconizza lo stesso studio, altrettanti posti di lavoro finirebbero soppressi in varie imprese esterne legate all’indotto della SSR. Conseguenze di peso concernerebbero quindi l’ambito della cultura: non potrebbe infatti che ridimensionarsi il sostegno che l’azienda ha fin qui fornito alla cinematografia e ad associazioni musicali e culturali. La SSR, infine, rischierebbe di perdere una parte del proprio pubblico, qualora la contrazione delle risorse rendesse meno attrattiva la propria offerta. Una minore fruizione dei programmi si tradurrebbe così in un calo di entrate pubblicitarie e in un loro possibile deflusso all’estero verso grandi piattaforme come YouTube, Google e le reti sociali Meta.

Gli argomenti degli iniziativisti

I promotori del testo sostengono che il canone radiotelevisivo sia il più caro al mondo e ritengono che vada diminuito alla luce del crescente aumento del costo della vita. Sono inoltre del parere che la SSR, attraverso la sua offerta online e sulle reti social, abbia esteso le proprie attività al di fuori del proprio mandato, esercitando così, con le risorse derivanti dal canone, una concorrenza nei confronti dei media privati.

A carico delle imprese, a detta degli iniziativisti, grava un duplice onere visto che datori di lavoro e dipendenti versano già il canone per le rispettive economie domestiche. Di qui la richiesta di una completa abolizione a beneficio delle persone giuridiche. Si tratta inoltre di sgravare i giovani, i quali spesso non hanno grandi entrate ma sono tenuti al pagamento pur orientandosi, sostengono, verso offerte in streaming e su altri canali, piuttosto che sull’offerta della SSR.

Gli argomenti del “no”

Il Consiglio federale intende precisare le prestazioni della SSR per rapporto ai media privati e ha già assegnato all’azienda un mandato di risparmio. Ritiene quindi, come il Parlamento, che l’iniziativa si spinga troppo avanti, togliendo alla SSR troppe risorse: inevitabili diverrebbero un suo ridimensionamento, così come considerevoli tagli all’offerta radiotelevisiva. E il Governo, intanto, ha già disposto col suo controprogetto di sgravare le economie domestiche e le aziende.

Il fronte dei contrari sottolinea quindi le conseguenze per le regioni, per la coesione fra esse, nonché per la pluralità e la qualità dei contenuti. Inoltre l’iniziativa, evidenzia il Governo, a fronte dello sgravio che promette può implicare per il pubblico maggiori oneri: per l’accesso a contenuti di emittenti a pagamento e di servizi in streaming, come nel caso di trasmissioni sportive o film, sarà infatti probabilmente necessario pagare dei supplementi.

immagine
03:59

Votazioni federali dell'8 marzo: i sondaggi

Telegiornale 30.01.2026, 20:00

16-9_votazioni.jpg

Votazioni

Il sito speciale con i temi, i contenuti delle campagne, i risultati e l'archivio storico delle chiamate alle urne a livello svizzero e ticinese

Correlati

Ti potrebbe interessare

Stiamo risolvendo alcuni problemi tecnici e alcuni servizi potrebbero non funzionare. Torneremo operativi al più presto! Grazie per la comprensione