Svizzera

Assange è al sicuro?

Garanzie e limiti della protezione diplomatica

  • 16.08.2012, 18:57
  • Ieri, 12:40
Julian Assange

Julian Assange

  • Keystone

Un ambasciata può godere della protezione diplomatica, grazie a una convenzione internazionale sulle relazioni consolari, adottata a Vienna il 24 aprile 1963. L’obiettivo della convenzione è chiaro sin dalle prime righe del testo: favorire “relazioni amichevoli” tra le nazioni; nazioni, che hanno il compito di proteggere i propri cittadini anche oltre confine.

Le stanze consolari sono inviolabili

La Convenzione di Vienna spiega nel dettaglio cosa si intende per protezione diplomatica. Ad esempio sancisce che “le stanze consolari sono inviolabili” (salvo in casi eccezionali, come incendi o altri gravi sinistri) poiché considerate come territorio franco. In sostanza la nazione ospite non può fare irruzione in un ambasciata. Ecco perché, all’estero, nel caso di un arresto di persona o di una qualsivoglia violazione dei suoi diritti, l’ambasciata può intervenire e offrire un rifugio al proprio cittadino, a patto che egli sia già ricorso a tutte le istanze del diritto locale.

Perché proprio l'ambasciata ecuadoregna?

Esistono però delle eccezioni, come nel caso di Julian Assange, che ha chiesto asilo politico presso l’ambasciata ecuadoregna a Londra, ottenendo oggi la risposta positiva del Governo di Quito. Ma perché l’Ecuador? Nel 2010, dopo la pubblicazione dei documenti di Wikileaks concernenti gli Stati Uniti e dopo la dura reazione di Washington il presidente ecuadoregno Rafael Correa manifestò la propria simpatia nei confronti di Julian Assange.

Salvacondotto, scenario già escluso dalla Gran Bretagna

Nel caso del fondatore di WikiLeaks lo statuto di rifugiato politico non è applicabile fuori dalla sede diplomatica, e potrebbe quindi venir arrestato (Assange non può sfiorare il territorio britannico). Per evitare una sorta di “prigionia dorata”, vi è la possibilità di ricorrere a un cosiddetto salvacondotto, ossia un documento che garantisce il diritto di transito attraverso un'altra nazione. Nel caso Assange, la Gran Bretagna ha già fatto sapere che rifiuterebbe questo scenario.

L'unica soluzione è la valigia diplomatica

In conclusione, se il fondatore di Wikileaks volesse emigrare in Ecuador, dovrebbe raggiungere l’aeroporto, ma potrebbe farlo solo in una valigia diplomatica che non potrebbe essere aperta dagli agenti britannici. Un'eventualità piuttosto remota ma da non escludere completamente vista l'estrosità del cittadino australiano.

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