La crisi nello Stretto di Hormuz ha avuto ripercussioni sulle aziende svizzere. Un’impresa su quattro nell’industria ha registrato problemi dopo l’inizio del conflitto e la chiusura dello Stretto, secondo un sondaggio dell’associazione di categoria Swissmem.
Non esistono sondaggi più recenti, ma l’ufficio stampa di Swissmem segnala alla RSI che gli effetti negativi sono ulteriormente aumentati. I materiali e i prodotti usati nelle fabbriche sono più cari o arrivano in ritardo.
Nessuna riduzione della produzione
Al momento non ci sono notizie di aziende che hanno dovuto ridurre la produzione. Nel sondaggio di aprile il termine indicato era di sei mesi. È dopo questo lasso di tempo che si prospetta un impatto più forte della crisi.
Vie alternative per i trasporti
I materiali necessari continuano ad arrivare, ma la via è più complicata. Lo conferma, sempre alla RSI, la Rhenus Alpina, azienda di logistica attiva al porto sul Reno di Basilea, che fa parte di un gruppo tedesco con 33’000 collaboratori a livello globale. L’azienda promette soluzioni flessibili per far giungere la merce ai propri clienti. Questo significa avere vie alternative, facendo arrivare i prodotti via terra in altri porti dei Paesi del Golfo – Oman e Emirati Arabi – da dove poi ripartono via mare verso l’Europa.
La questione del gas
Anche l’approvvigionamento di gas rappresenta una sfida. È una questione critica sul lungo termine, sostiene Swissmem, soprattutto per i costi. Il gas iraniano e del Qatar vanno più in Asia che in Svizzera. Il mercato è globale e al momento gli imprenditori svizzeri pagano i prezzi di contratti stipulati prima del conflitto. Se la crisi persiste, bisognerà rinnovarli a un prezzo più alto.
L’elio per i laboratori
Ma i problemi d’approvvigionamento concernono anche l’elio, che viene ricavato durante l’estrazione del gas naturale e serve per i sistemi di raffreddamento molto potenti. Viene usato, ad esempio, in molti laboratori del Politecnico di Zurigo.
Crisi mercati esteri
Non solo gas, elio e prodotti per l’industria. Gli aspetti critici per l’economia svizzera in relazione alla chiusura dello Stretto di Hormuz riguardano anche la crisi economica all’estero, perché mancano i clienti di un’industria molto orientata alle esportazioni.






