Uno jihadista romando è stato condannato dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC) alla pena sospesa di 600 ore di lavoro d’interesse generale, accompagnata da una terapia di carattere psicologico per aver combattuto a fianco di gruppi terroristici islamici. L’uomo è stato riconosciuto colpevole di partecipazione a un’organizzazione criminale e di servizio militare all’estero. La notizia, confermata dal MPC, è stata diffusa dalla consorella romanda della SSR, la RTS.
La sospensione, della durata di due anni, è soggetta a tre condizioni: oltre a sottoporsi ad un trattamento ambulatoriale psichiatrico, il condannato dovrà trovare un lavoro e realizzare, sul territorio svizzero, un documentario fotografico dal titolo “segni di pace”. Dovrà inoltre accollarsi una parte delle spese procedurali pari a 4'700 franchi su un totale di 24'700.
Si tratta del primo caso di condanna in Svizzera di un combattente islamico attivo in Siria. L’uomo non andrà in prigione, ha dichiarato il procuratore generale della Confederazione, Michael Lauber, ma questo non vuol dire che le pene che si pronunceranno per altri casi saranno identiche.
ats/ab






