“Con la precedente moratoria è stato generato il caos nel mondo sanitario svizzero e ora si cerca di mettere il solito cerotto”: così Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici del canton Ticino, in merito alla decisione delle Camere di reintrodurre, a partire da luglio e per i cantoni che lo ritengono necessario, la moratoria sull’apertura di nuovi studi medici.
Un blocco anche per gli svizzeri e i giovani
Un cerotto che però, ci spiega, va a penalizzare “non solo i medici stranieri, ma anche quelli svizzeri o quelli in formazione negli ospedali universitari del nostro paese. E che sicuramente sarà un deterrente per i giovani a iscriversi alle facoltà di medicina”. Questo - aggiunge - in un paese che ha una penuria di medici e che nel prossimo futuro, proprio per le conseguenze del provvedimento preso precedentemente, aveva portato a un mancato rinnovamento del settore. “Basti pensare che la metà del medici svizzeri ha in media 57 anni e sono quindi prossimi al pensionamento”.
Esplosione o penuria di medici?
Stando a Berna, la decisione di reintrodurre la moratoria è dovuta all’esplosione, a fine 2011 (quando la precedente misura era stata abolita), del numero di richieste giunte dai medici per aprire un nuovo studio medico. Ma Franco Denti parla di una penuria nel settore. Quale la verità? “La penuria riguarda i medici di famiglia, mentre in Ticino vi è stato un boom del numero di specialisti: questi ultimi sono infatti il 60-70% rispetto al totale, mentre il rapporto dovrebbe essere il contrario”. Di specialisti il Ticino non ha quindi bisogno, aggiunge il presidente dell’Ordine, considerando anche che generano costi molto più elevati.
Ma come fare allora a frenare le richieste?
Per Denti, vi sono delle soluzioni alternative che sarebbero più efficaci rispetto alla nuova moratoria. Si tratta di criteri di scelta già proposti alcuni anni fa e adottati dal Consiglio di Stato come misure di accompagnamento alla fine del 2011.
Il primo, ci spiega, è quello di permettere agli attuali medici che lavorano in ospedale da almeno 5 anni di poter aprire un proprio studio medico. Una proposta che era stata accolta anche a Berna dal Consiglio nazionale, ma che oggi la Camera alta ha bocciato. Dovrebbe però venire richiesto, ai medici stranieri, di lavorare come minimo per 3 anni in un nosocomio elvetico come dipendente prima di poter aderire alla libera professione. “Questo – spiega Denti – affinché possa conoscere bene il sistema sanitario svizzero”. E infine, a suo avviso, è necessaria la conoscenza di due lingue nazionali: “Ad esempio perché alle nostre latitudini i medicamenti sono presentati in tedesco o in francese”. Con questi criteri, spiega Denti, si può procedere ad una buona selezione dei medici e garantire una qualità media elevata nel settore”.
“Decisione sbagliata e irresponsabile”
Secondo il presidente dell’Ordine dei medici del canton Ticino la decisione odierna presa dal Consiglio degli Stati è quindi “sbagliata e irresponsabile”. “Siamo un popolo masochista – conclude - che cerca di distruggere una delle poche cose che ancora funziona bene nel nostro paese”.
Sara Matasci
Secondo il presidente dell’Ordine dei medici del canton Ticino, l'unico aspetto positivo di questa nuova introduzione della moratoria è che viene data delega ai cantoni di applicarla o meno, e quindi di procedere - insieme agli ordini cantonali - a una pianificazione della medicina ambulatoriale adatta al territorio.
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