Svizzera

Donne in politica, quanti ostacoli

In Svizzera ci sono più aventi diritto di voto di sesso femminile che maschile, tuttavia le donne restano minoranza sia nei Parlamenti cantonali che in quello federale. Perché? Qualche traccia statistica

  • 17 settembre 2019, 10:48
  • 9 giugno 2023, 15:51
  • ELEZIONI FEDERALI
Donne in politica, c'è da lottare

Donne in politica, c'è da lottare

  • SRF
Di: Tybalt Félix (RTS)/Angelo Zehr (SRF)/pon

Mai prima di quest'anno così tante donne si erano candidate per il Consiglio nazionale. Tuttavia, probabilmente anche il prossimo Parlamento svizzero sarà dominato dagli uomini. Come mai avere successo in politica è così tanto più difficile per le donne? Quali sono gli ostacoli e come possono essere superati? Alla ricerca di tracce statistiche a tutti i livelli della vita politica nazionale.

Membri e delegati

Quando una donna vuole fare carriera in politica, si trova confrontata prima di tutto con... una maggioranza di uomini. Questo sin dalla base, dal livello più basso della partecipazione attiva: quello di membro di un partito. Fra gli iscritti alle maggiori formazioni elvetiche figurano 93'000 donne e 138'000 uomini, con grosse differenze fra un partito e l'altro. Nell'UDC e nel PBD la presenza maschile è il doppio di quella femminile, mentre nel PPD e nel PS la quota di donne è attorno al 40%. Il PLR non fornisce dati, mentre i Verdi sono i soli ad avvicinarsi alla parità.

Un quadro simile si presenta a livello di delegati dei partiti. Molti non contano quanti dei presenti alle assemblee sono donne. SRF e RTS hanno quindi analizzato le fotografie di questi appuntamenti per stabilire una proporzione. La partecipazione femminile appare chiaramente minoritaria, soprattutto nelle formazioni di destra.

Alice Glauser-Zufferey, consigliera nazionale democentrista vodese, riconosce che la cosa è problematica: "Le strutture sono state create da uomini per gli uomini". Il fatto che nel suo partito le donne siano così poco numerose ne influenza le posizioni: "I temi dei partiti di destra sono come scolpiti nella pietra e non sono sempre quelli che interessano maggiormente alle donne".

Parlamenti cantonali e nazionali

Se una donna si candida per una carica, incontra nuove difficoltà: nonostante una quota del 53% fra gli elettori, sulla maggioranza delle liste la presenza femminile è scarsa. Già a livello cantonale, gli uomini si candidano due volte di più e nelle ultime quattro legislature le cifre non sono mutate in maniera significativa. Fino a quest'anno: in diversi cantoni in cui si sono tenute elezioni nel corso del 2019, sono cresciute sia le donne candidate che quelle elette. È successo in Ticino (da 22 a 31 granconsigliere), a Zurigo e a Lucerna.

Martine Ducourt, del PS, è fra quante hanno fatto il grande salto, eletta sia a livello comunale che cantonale nel canton Neuchâtel. Ora è in lizza per il Consiglio degli Stati. Quando era entrata in politica, aveva percepito quello che si definisce "un soffitto di vetro", metafora per un avanzamento di carriera frenato per ragioni discriminatorie legate, in questo caso, al sesso. Commenti sessisti e difficoltà a conciliare lavoro, famiglia e politica hanno segnato il suo percorso. Questo l'ha stimolata a continuare ma non si dice sorpresa dal fatto che "spesso le donne smettano all'arrivo di un figlio". La maternità è un ostacolo in più? Molte consigliere nazionali lo confermano.

Malgrado queste difficoltà, il 2019 potrebbe essere l'anno della svolta: dopo 28 anni durante i quali la quota di candidate è rimasta stagnante attorno al 30%, in questa tornata elettorale federale siamo saliti al 40%.

Scopri come la quota di donne fra i candidati è cambiata negli ultimi 40 per partito e per cantone. Scegli un cantone per metterlo in evidenza:

In alcuni cantoni lo squilibrio rimane tuttavia molto evidente: la soglia del 40% resta lontana a San Gallo, a Svitto e in Vallese. L'UDC continua a presentare una candidata ogni tre candidati, mentre i più grandi progressi li ha fatti il PLR, dal 31 al 37%.

Candidate, elette e posti in lista

Fra essere candidate e... venire elette, poi, ce ne passa ancora: nel 2015 quelle di UDC, Verdi e PS hanno avuto quasi altrettanto successo dei colleghi maschi, mentre nel PLR le donne restano molto meno "amate" degli uomini, tanto che in lista erano il 31% mentre fra le deputate si è scesi al 21%.

Dal 1971, anno dell'introduzione del suffragio femminile, c'è sempre stato uno scarto fra candidate e donne poi divenute parlamentari. Uno scarto che però ha continuato a diminuire. Nel 2015 il divario è quasi scomparso.

Una possibile spiegazione di questa differenza sta nella posizione assegnata alle donne sulle diverse liste, posizione che nella maggior parte dei cantoni è determinata dal partito stesso. Nel 2015, a sinistra e al centro quasi due terzi dei capilista erano di sesso maschile, nell'UDC quasi tre quarti. Anche sotto questo aspetto il 2019 porta un cambiamento: ad eccezione del PBD, tutte le formazioni assegnano posizioni migliori alle donne. Ancora una volta è il PLR che svolta in modo più deciso, avvicinandosi all'uguaglianza di trattamento. Tutto questo potrebbe condurre a uno storico boom di elette in Parlamento. Malgrado tutti gli ostacoli.

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