Svizzera

Difesa dello spazio aereo, semaforo rosso per tre progetti

Sia per i caccia che per i Patriot e per l’erede del sistema FLORAKO le cose non vanno come dovrebbero. E non è soltanto una questione di soldi, ammette il Dipartimento della difesa

  • Un'ora fa
  • 21 minuti fa
Marco Forrer e Robert Scheidegger davanti ai media

Marco Forrer e Robert Scheidegger davanti ai media

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Di: ATS/SEIDISERA/pon 

Nessuno dei grandi progetti dell’esercito svizzero per la protezione dello spazio aereo sta procedendo secondo i piani. Il Dipartimento della difesa ha fornito giovedì un aggiornamento. “Non voglio dipingere le cose migliori di quello che sono. L’evoluzione non è soddisfacente”, ha dichiarato davanti ai media il segretario generale Robert Scheidegger, secondo il quale “non si possono cancellare errori commessi cinque anni fa”, quando alla guida del DDPS non c’era ancora Martin Pfister ma Viola Amherd.

I caccia da combattimento F-35A, come noto, non potranno essere acquistati subito tutti e 36 come inizialmente previsto: non bastano i 6 miliardi di franchi votati, la Svizzera non può imporre agli Stati Uniti il prezzo fisso convenuto. Washington fa valere costi supplementari legati all’inflazione e al prezzo delle materie prime. Il Consiglio federale dovrà decidere in una seconda fase l’eventuale completamento della flotta secondo i piani. Inoltre, saranno necessarie misure edilizie negli aeroporti di Payerne, Meiringen ed Emmen.

Semaforo rosso quindi, nella scala di valutazione, per gli aerei così come per i missili Patriot che pure la Confederazione vuole acquistare oltre Atlantico. La Svizzera non dispone di informazioni affidabili sui tempi di consegna e non è fra le destinazioni considerate prioritarie.

Si passa dall’arancione al rosso, infine, anche per la sostituzione del vetusto sistema di sorveglianza dei cieli FLORAKO. Il passaggio a SkyView si sta rivelando più complicato del previsto, “la complessità del progetto è stata sottovalutata”, secondo Marco Forrer, che dall’aprile dello scorso anno guida il complesso di Air2030. Le difficoltà riguardano in particolare l’integrazione nella piattaforma digitale dell’esercito, in corso di sviluppo. Si rende necessario rinunciare a delle funzioni e impiegare una dozzina di collaboratori in più per portare avanti l’operazione.

Non si tratta infatti solo di soldi, come potrebbe essere per i caccia, ma in generale di “rimettere i progetti sui giusti binari”, ha spiegato ancora Scheidegger.

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Notiziario

Notiziario 12.02.2026, 17:00

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