Al bar “Le Constellation” di Crans-Montana “non sono mai state fatte prove di evacuazione, perché nessuno ci ha mai detto che dovevamo farle”. È quanto ha affermato la co-proprietaria del locale, Jessica Moretti, che giovedì è stata interrogata a Sion nell’ambito dell’inchiesta sull’incendio di Capodanno, in cui sono morte 41 persone e 115 sono rimaste ferite.
Un interrogatorio in cui le domande degli inquirenti e degli avvocati delle vittime si sono concentrate in particolare sulle responsabilità nella gestione della sicurezza del locale. Ripercorrendo i primi istanti dopo l’incendio, Jessica Moretti ha spiegato che “non si può andare contro un incendio. E la mia priorità era dare l’allarme, far evacuare le persone e chiamare i pompieri il più rapidamente possibile. Io stessa sono figlia di un pompiere ed è il mio riflesso”.
La co-proprietaria del bar ha inoltre sostenuto che nella serata di Capodanno fossero presenti due buttafuori, mentre dalla documentazione raccolta dalla procura ne risulterebbe ingaggiato uno solo, che non può aver garantito un adeguato servizio di controllo all’ingresso.
Tensione prima dell’audizione
Prima dell’audizione, che ha avuto luogo presso il campus universitario di Sion, alcuni familiari delle vittime si sono avventati contro i coniugi Moretti. Entrambi sono stati ripetutamente chiamati “assassini”. Durante una scena particolarmente tesa, si è potuto chiaramente sentire una voce che diceva: “Avete ucciso mio figlio. Avete ucciso mio fratello. Dov’è mio figlio? Siete dei mostri. Come avete fatto a mangiare e dormire (dopo la tragedia, ndr)?” Jacques Moretti ha reagito, dicendo: “Se dobbiamo pagare, pagheremo. Non c’è nessuna mafia, siamo lavoratori”.







