Tra gli otto svizzeri a bordo delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla c’era anche l’artista Anne Rochat. Giovedì è stata espulsa da Israele ed è giunta nel pomeriggio assieme agli altri attivisti stranieri in Turchia. In un’intervista al programma Forum della RTS, ha raccontato le violenze sistematiche subite: percosse, presunti abusi sessuali e umiliazioni. La sua cruda testimonianza descrive la sua esperienza come un “inferno”.
Il suo racconto parte da domenica mattina, quando la Zeo Faster con a bordo Anne Rochat e altri due connazionali viene circondata da navi da guerra israeliane a circa 300 miglia nautiche da Gaza. “Sono saliti sulla nostra imbarcazione e, armati, ci hanno detto di spostarci a prua”, ha raccontato. Secondo l’attivista, questa prima fase sarebbe andata “abbastanza bene”. Ma il resto del trasferimento ha preso una piega completamente diversa.
“Proiettili di gomma sparati alle gambe”
Trasferiti su una nave-prigione, circa 200 attivisti della flottiglia avrebbero subito un calvario di due giorni e tre notti, ha detto Rochat. “Ti bloccavano con le mani, ti buttavano a terra, ti sputavano in faccia, ti gettavano acqua addosso”, ha raccontato. Alcuni avrebbero riportato fratture alle costole durante queste violenze.
Secondo la sua testimonianza, le violenze sono continuate sistematicamente: proiettili di gomma sparati alle gambe durante la notte, incursioni regolari di soldati. “Dopo tre giorni, abbiamo trascorso tre ore sul ponte, tutti inginocchiati, ad ascoltare l’inno nazionale” israeliano “ripetuto per un’ora e 40 minuti, circondati da persone armate”, racconta. Queste immagini sono state poi condivise dal ministro israeliano Itamar Ben-Gvir.
Altre violenze nel porto di Ashdod
Nel porto israeliano di Ashdod, l’accoglienza è stata altrettanto violenta. “Uomini armati ti placcano a terra, ti costringono a inginocchiarti, gente che ti prende di mira, ti picchia, gente che urla, era davvero un’immagine infernale”, racconta.
Secondo quanto riferito, gli attivisti hanno trascorso diverse ore in ginocchio, spostandosi da una stanza all’altra. “Appena ti muovi, puoi essere picchiato. Vieni trascinato sul pavimento o ti tirano i capelli”, spiega Anne Rochat usando il presente di un trauma ancora fresco. Gli attivisti sarebbero stati esaminati, tra perquisizioni corporali e ripetute umiliazioni.
Minacce con armi puntate al volto
Il trasferimento al carcere di Ashdod sarebbe avvenuto in condizioni altrettanto difficili: manette ai piedi e alle mani, autobus nel buio più totale, temperature estreme con sbalzi tra i 40 e i 14 gradi.
Nel carcere, dove Anne Rochat era già stata detenuta l’anno scorso dopo l’intercettazione della prima flottiglia, le intimidazioni sarebbero continuate: minacce di morte e di stupro, armi puntate contro il suo volto. “Quello che sta succedendo non è reale, e non è possibile che continui così”, ha detto ancora l’attivista svizzera.
Flotilleros tutti espulsi da Israele
Telegiornale 21.05.2026, 20:00







