Svizzera

Il fenomeno dei medici che esercitano senza permesso

In Svizzera, nel 2022, una dozzina di medici radiati o senza diploma avrebbe continuato a esercitare la professione

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Immagine d'archivio

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Di: RTS - Emmanuelle Bressan / Bleff 

Medici radiati o senza un diploma riconosciuto continuano a esercitare in Svizzera. Nel 2022, 36 medici erano interdetti nel Paese. Tuttavia, un terzo di loro avrebbe continuato le proprie attività. La frammentazione cantonale dei controlli e l’assenza di accesso al registro europeo facilitano queste derive.

La storia di Nicholas, un paziente di 22 anni deceduto a seguito di un errore medico in un ospedale argoviese, ha scosso la Svizzera tedesca. Alla base del caso: un trattamento sovradosato prescritto da un medico il cui diploma non era riconosciuto nel nostro Paese. Nel febbraio 2025, due medici sono stati condannati a La Chaux-de-Fonds.

Al di là di questa tragedia, il caso solleva due questioni sensibili: come vengono validate le qualifiche dei medici stranieri? E come verificare che un medico radiato, qualunque sia il motivo, non eserciti più in Svizzera?

“Ci sono diverse inchieste che hanno mostrato l’esistenza di varie lacune”, spiega alla trasmissione di inchiesta di RTS “A bon entendeur” Baptiste Hurni, consigliere agli Stati neocastellano e vicepresidente dell’Organizzazione svizzera dei pazienti. “Una professione regolamentata funziona solo se si ha fiducia nell’amministrazione che controlla”.

Responsabilità cantonale

Le autorizzazioni a esercitare sono rilasciate dai medici cantonali, che sono quindi responsabili dei controlli. “Ci sono diversi documenti che i professionisti devono fornirci”, precisa Alessandro Cassini, medico cantonale di Ginevra. “Tra questi il good standing, una dichiarazione di buona condotta del medico, ma anche il casellario giudiziale e altri documenti”.

“Se vediamo qualcosa che non torna, approfondiamo con tutti gli strumenti a nostra disposizione, anche convocando la persona”, continua Alessandro Cassini. Al termine della procedura, il medico cantonale decide se concedere o meno una raccomandazione per l’autorizzazione alla pratica.

Tuttavia, alcuni medici radiati in un cantone possono ritrovarsi a esercitare altrove nel Paese. ”È inaccettabile”, denuncia Michel Matter, presidente dell’Associazione dei medici del Cantone di Ginevra (AMGe). “In Svizzera, se ti viene ritirato il diritto di esercitare, puoi andare in un altro cantone”.

“Ovviamente, le diverse amministrazioni dialogano tra loro, ma possono esserci più procedure, fino al Tribunale federale. Bisogna cambiare la legge”.

Un controllo difficile nella pratica quotidiana

Anche quando l’autorizzazione non viene concessa o viene revocata, l’applicazione del divieto è complessa. “Come si fa?”, si chiede Dominique Bünzli, membro della società cantonale dei medici neocastellani. “Se domani perdo il diritto di esercitare e lunedì faccio consultazioni, come si può accorgersene? Bisognerebbe mettere un poliziotto davanti a ogni studio”.

Il sistema si basa sulla buona fede dei professionisti. “Si parte dal presupposto che la persona rispetterà le decisioni. È come per la patente: se viene ritirata, in teoria non si guida più. Ma alcune persone continuano finché non vengono fermate”.

Informazioni limitate per i pazienti

Da otto anni esiste un registro, il MedReg, creato dall’Ufficio federale della sanità pubblica, che permette ai pazienti di verificare se il proprio medico ha il diritto di esercitare. È accessibile tramite il sito dell’amministrazione federale delle professioni mediche: basta inserire il nome del professionista.

Tuttavia, lo strumento presenta dei limiti. Un medico senza autorizzazione non è necessariamente un cattivo medico. “Può trattarsi, ad esempio, di un medico in formazione o di un medico il cui diploma è in fase di riconoscimento”, precisa Baptiste Hurni. Il registro non indica il motivo della mancanza di autorizzazione, per ragioni di protezione dei dati.

“Non possiamo sapere se il nostro medico è bravo”, osserva Raymonde Girard, paziente a Le Locle. “Ci fidiamo dei medici. Spesso il loro diploma è esposto in sala d’attesa. Vediamo che hanno studiato. Ma per il resto, non possiamo sapere.”

La carenza di medici aggrava la situazione. François Consolini, medico in pensione, riassume il dilemma: “C’è una mancanza di medici svizzeri a causa del numerus clausus. Si prende quello che si trova. Non abbiamo scelta. Bisogna accontentarsi di chi si presenta”.

La Svizzera esclusa dal registro europeo

L’Unione europea dispone di un proprio strumento di controllo: il registro IMI (Sistema di informazione del mercato interno). Questo sistema di allerta permette ai Paesi membri di scambiarsi informazioni sui medici radiati o che hanno falsificato il diploma. La Svizzera non vi ha accesso.

Jean-Philippe Haesler, presidente della Società svizzera dei medici-dentisti, ha pagato il prezzo di questa lacuna. “Due anni fa ci è stato segnalato il caso di una persona che aveva falsificato il proprio diploma. Era stato dimostrato in un Paese vicino, ma questa persona esercitava liberamente in Svizzera”.

Un secondo caso è emerso poco tempo dopo. “Una persona radiata dall’ordine dei medici di un Paese vicino esercitava in diversi cantoni svizzeri”, ricorda Jean-Philippe Haesler. Questo tipo di segnalazione dipende spesso da informazioni ricevute casualmente da colleghi europei.

Jean-Philippe Haesler ha informato l’Ufficio federale della sanità pubblica e la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider. “Non mi ha promesso nulla, ma mi ha confermato che prende la situazione sul serio. Ne è diventata consapevole”.

RTS, A bon entendeur del 21.04.2026

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