Sono 18’000 le persone che l’anno scorso sono state punte da una zecca in Svizzera e di conseguenza è aumentata la trasmissione di malattie pericolose. Ma perché è aumentata la diffusione di questo animale? E quali sono le malattie che possono trasmettere? “Prima Ora” ne ha parlato con la dottoressa Luisa Carnino, responsabile della medicina di viaggio in seno all’Ente ospedaliero cantonale (EOC).
“La diffusione delle zecche è sicuramente aumentata a causa del cambiamento climatico – ha detto la dottoressa Carnino – A questo emofago piace il caldo, come a tanti di noi, quindi sono presenti dall’inizio della primavera. Soprattutto se è dirompente e con alte temperature, loro si svegliano pronte a cercare un pasto di sangue sui loro ospiti. Se poi gli autunni sono miti, la loro stagione dura più a lungo. Sta anche aumentando l’altitudine a cui si ritrovano. Quindi, se prima erano presenti solo nei boschi, nelle radure e nei prati fino a 1’500 metri, adesso le possiamo trovare fino ai 2’000 metri”.
Quali sono le malattie più pericolose che possono trasmettere?
“Le più comuni sono due. La più diffusa in assoluto è la borreliosi, anche chiamata malattia di Lyme, e la seconda anche presente in Svizzera seppur non ancora in Ticino, è la meningoencefalite da zecca”.
Cominciamo con la borreliosi che è sempre più diffusa anche in Ticino. Quali sono i sintomi e come si curano?
“Il primo sintomo è una macchia sulla cute. Se lo vediamo siamo fortunati perché così riusciamo a fare rapidamente diagnosi e trattamento. È una macchia rossa, si dice a bersaglio, e si chiama eritema migrante. Questa compare da tre giorni fino a tre o quattro settimane dopo la puntura, di solito dove la zecca ci punge. Dopodiché, se la riconosciamo, il trattamento è un antibiotico facile da prendere, lo si prende dai dieci ai 14 giorni. Se invece non la riconosciamo, la malattia può passare in un secondo stadio, quindi interessare altri organi, le articolazioni, piuttosto che il cuore, piuttosto che raramente gli occhi. Se anche qui non la riconosciamo, può poi avere un terzo stadio, una malattia tardiva, ancora più complessa. Raramente può essere mortale e questo soprattutto se interessa il cuore”.
Non c’è vaccino per questa malattia. C’è invece per la meringoencefalite, ma ci sono stati dei casi in Ticino?
“Qualche caso diagnosticato in Ticino c’è stato, si tratta però di persone che si erano anche recate in altri cantoni, quindi nella popolazione delle zecche in Ticino non si è ancora trovato o si è trovata solo molto raramente. I casi che sono stati diagnosticati erano persone che erano andate a fare attività all’aperto anche oltre San Gottardo, quindi non c’è un nesso sicuro che il morso sia stato contratto in Ticino”.
E per questa malattia quali sono i sintomi e qual è la cura?
“Dunque, nella maggior parte dei casi, per fortuna è asintomatica. Però se dà delle manifestazioni sarebbe, inizialmente, una brutta influenza quindi con dolori muscolari, febbre e male alle articolazioni. Nell’1% dei casi può evolvere in una forma severa con sintomi cerebrali o meningei, quindi forte mal di testa, poi eventualmente paralisi e raramente morte”.
In Ticino non è ancora stata diagnosticata. Proprio per questo è l’unico cantone in Svizzera che non raccomanda il vaccino. Lei cosa ne pensa? Lo consiglia? Da quando eventualmente?
“È un vaccino per categorie a rischio. Quindi se qualcuno è appassionato di montagna, fa corsa di orientamento e questo anche in altri cantoni, è un vaccino che assolutamente consiglio. Se poi vogliamo uscire dai nostri confini svizzeri va ricordato che c’è in alcune regioni del nord Italia. Va poi detto che è una malattia estremamente presente nei Paesi scandinavi e nelle repubbliche baltiche”.






