Svizzera

Imposizione individuale, una vittoria per le donne?

Il sì alle urne va oltre la tecnica tributaria e assume, per una parte dei favorevoli, il valore di una conquista simbolica per le donne - L’intervista alla politologa dell’istituto gfs.bern, Cloé Jans

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L'imposizione individuale è una vittoria per le donne?

SEIDISERA 09.03.2026, 18:00

  • Ti Press
Di: SEIDISERA - Alan Crameri/sdr 

Non solo una modifica amministrativa. Non soltanto una diversa dichiarazione fiscale da compilare. Per alcuni, il sì popolare di domenica all’imposizione individuale rappresenta qualcosa di più profondo, ossia un passaggio politico e simbolico che tocca il tema dell’uguaglianza. “Una vittoria per le donne”, l’ha definita qualcuno. Ma è davvero così?

Secondo Cloé Jans, politologa dell’istituto gfs.bern intervistata a SEIDISERA, la risposta è netta. “Sì, è definitivamente una vittoria per le donne, ma anche per i milieu socialmente progressisti in generale e anche per il PLR e la sua nuova co-presidente Susanne Vincenz-Stauffacher”.

La lettura proposta da Jans colloca la riforma fiscale dentro una traiettoria storica più ampia. I sostenitori dell’imposizione individuale, osserva, hanno spesso collegato questa novità “alla tradizione delle grandi riforme per l’uguaglianza degli ultimi 50 anni”, citando come esempi il diritto di voto alle donne introdotto nel 1971 e la revisione del diritto matrimoniale negli anni Ottanta. In quest’ottica, l’imposizione individuale non è soltanto un cambiamento del modello fiscale, ma anche “un progetto di uguaglianza”.

Il parallelismo con il 1985, quando proprio il voto femminile fu decisivo per l’approvazione del nuovo diritto matrimoniale, resta però per ora soprattutto politico e simbolico. Alla domanda se vi siano già dati o evidenze che mostrino un comportamento simile anche in questa votazione, Jans invita alla cautela. L’analisi post-voto di gfs.bern non è ancora stata completata e la “vox analisi” è in corso. Alcuni segnali, tuttavia, sono già visibili. “La cosa che abbiamo visto certamente - dice - è che la gente nelle città è stata particolarmente mobilitata”. Un dato coerente, spiega, con il profilo politico e culturale delle aree urbane, dove l’elettorato tende a essere “più liberale, più di sinistra e anche più progressista”, mostrando quindi una maggiore sensibilità verso i temi dell’uguaglianza.

La geografia del voto conferma infatti una frattura chiara tra aree urbane e rurali. Nelle città, l’imposizione individuale ha raccolto il 58% dei consensi, mentre nelle zone rurali il sostegno si è fermato al 45%. È uno di quei casi in cui il tradizionale divario tra città e campagna, che in Svizzera emerge solo su alcuni oggetti, torna a farsi vedere con forza.

Secondo la studiosa non si tratta di un fenomeno casuale. “Il divario tra città e campagna si vede ogni tanto e forse adesso un po’ più spesso che in passato”, spiega. Ma questa linea di frattura diventa davvero visibile “soltanto quando si tratta di questioni di società”. È su questi temi, più che su dossier tecnici o strettamente economici, che si misurano sensibilità, valori e visioni del mondo differenti.

Dalla votazione di domenica emerge anche un altro elemento significativo, perchè la legge è stata approvata dalla maggioranza della popolazione, ma non dalla maggioranza dei cantoni. Una situazione che in questo caso non appare destinata a creare particolari tensioni istituzionali. Il risultato mette certamente in luce il contrasto tra città e campagna, ma non configura un vero problema politico, perché per questo oggetto - conclude - “non era necessaria la maggioranza dei cantoni” e nessuno ha ritenuto problematico il fatto che tale maggioranza non sia stata raggiunta.

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