L’imposta minima del 15% per le multinazionali, proposta dall’OCSE nel 2021, dal 2024 è in vigore in Svizzera dopo un’approvazione popolare a larga maggioranza, ma il bilancio è deludente secondo uno studio pubblicato giovedì dalla società di consulenza Deloitte. Le entrate fiscali sono aumentate notevolmente, ma dovrebbero rimanere al di sotto delle aspettative della Confederazione nei prossimi anni.
L’imposta riguarda le imprese con un fatturato superiore a 750 milioni di franchi. L’utile viene tassato al 15%. Stando all’analisi, i 50 maggiori gruppi quotati in borsa in Svizzera pagheranno per il 2025 circa 564 milioni di franchi di imposte integrative in Svizzera e all’estero. Rispetto al 2024 si tratta di un aumento del 132%.
Le maggiori entrate previste dal Consiglio federale sono tuttavia comprese tra 1,5 e 3,5 miliardi di franchi, un obiettivo fuori portata secondo gli esperti. Una ragione è il trattamento speciale per i gruppi statunitensi in vigore dal 1° gennaio 2026. Inoltre, secondo l’analisi, le imposte integrative si concentrano su pochi settori.
Così i settori farmaceutico e finanziario hanno contribuito al 90% delle entrate fiscali OCSE complessive. I due maggiori contribuenti da soli coprono tre quarti delle imposte: Novartis ha pagato 266 milioni, Roche 155.
Deloitte fa tuttavia notare che, a causa della mancanza di dati sulle filiali di gruppi esteri, anch’esse soggette all’imposta minima OCSE, per l’anno scorso non è ancora possibile effettuare una valutazione definitiva. Questi gruppi devono infatti presentare la dichiarazione fiscale per il 2024 solo entro il 30 giugno 2026.
L’”OECD Minimum Tax Impact Analysis 2026” analizza gli effetti dell’imposta minima OCSE sui 50 maggiori gruppi svizzeri quotati in borsa per l’esercizio 2025. Lo studio si basa su una valutazione dei rapporti di gestione pubblicati con le disposizioni relative all’imposta minima OCSE. In totale, secondo Deloitte, è stato possibile analizzare 46 gruppi.









