Svizzera

Parità di genere, ancora molto lavoro da fare

La Commissione federale per le questioni femminili compie 50 anni. L’intervista della RSI a Cesla Amarelle: “Al tempo stesso momento di celebrazione e di preoccupazione per il futuro”

  • Un'ora fa
Nella foto d'archivio la manifestazione per la parità di genere tenutasi a Ginevra nel giugno 2025
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I 50 anni della Commissione federale questioni femminili

SEIDISERA 23.04.2026, 18:00

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Di: SEIDISERA - Anna Valenti / M. Ang. 

La Commissione federale per le questioni femminili (CFQF) compie 50 anni. Non fa leggi, non decide ma può fare pressioni sulla politica e promuovere dossier affinché la parità, da semplice principio, diventi realtà effettiva. L’anniversario è stato celebrato giovedì a Palazzo federale a Berna: diversi i traguardi raggiunti ma ancora molto il lavoro da fare.

Le origini della Commissione

La CFQF è nata nel gennaio 1976, cinque anni dopo la concessione del diritto di voto alle donne. Un lasso di tempo in cui il movimento femminile svizzero constata come la parità fosse ancora solo sulla carta. Le discriminazioni erano restate intatte. Da qui la necessità di creare un organismo federale capace di trasformare una battaglia sociale in una questione politica nazionale. Nasce così la Commissione federale per le questioni femminili, che è un organo consultivo ma anche una voce critica, indipendente, che studia, documenta le disuguaglianze, formula ed esercita pressioni sul Consiglio federale per correggerle.

Bilancio di mezzo secolo

La trasmissione radiofonica SEIDISERA della RSI ha chiesto a Cesla Amarelle, attuale presidente della Commissione federale per le questioni femminili, professoressa all’Università di Neuchâtel, se questo 50° anniversario sia da celebrare o piuttosto lasci un gusto amaro in bocca. “Penso sia al tempo stesso momento di celebrazione e di preoccupazione per il futuro... Da un lato ci sono i successi ottenuti: abbiamo accompagnato riforme essenziali come la revisione del diritto al divorzio e la soluzione sui termini per l’interruzione dell’aborto nel 2002. Sono molti i progressi fatti negli ultimi decenni ma è vero, resta ancora tanto da fare. Ci sono fenomeni che ci preoccupano molto, come l’aumento della violenza domestica e l’arretramento dei diritti delle donne nel mondo”.

Tra le nuove sfide c’è la discriminazione digitale

Una tendenza da cui, secondo Amarelle, la Svizzera non è immune ed è una delle grandi sfide su cui la Commissione si concentrerà. A partire da oggi. “Ci sono nuove forme di discriminazione, come quelle legate agli algoritmi e all’intelligenza artificiale, che sono sottovalutate dalla politica. La Commissione ha fatto raccomandazioni al Consiglio federale, sia per correggere le penalizzazioni generate dagli algoritmi, sia sulla necessità di modificare la legge sulla protezione dei dati. In Svizzera siamo molto in ritardo. Spesso le donne sono oggetto di foto manipolate. Le nostre leggi ci proteggono dalle discriminazioni attuate dallo Stato ma non da quelle provenienti da privati cittadini o da piattaforme e servizi online. È un enorme problema su cui dobbiamo lavorare”.

Disparità salariale e povertà femminile

L’altra grande sfida è quella della disparità salariale mai colmata. L’urgenza ora è la lotta contro la povertà femminile, soprattutto in età di pensione. “Le donne guadagnano circa il 40% in meno rispetto agli uomini per tutta la vita. Meno della metà delle donne in Svizzera lavora a tempo pieno, una su cinque lavora al di sotto del 50%. La Svizzera è campionessa europea del part-time femminile, che a volte è benefico per una donna ma spesso è una conseguenza della struttura sociale, perché il 60% del lavoro non retribuito è svolto ancora dalle donne. Il part-time ha un impatto sui salari, sulla possibilità di carriera e infine sulle pensioni, che sono di un terzo inferiori a quelle degli uomini, portando a un forte impoverimento delle donne dopo i 65 anni”.

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