Roma cambia dunque strategia. Crede poco o non crede affatto allo schema Rubik (tassa liberatoria una tantum, poi imposta annuale sulla rendita), e per tentare di recuperare capitali occultati in Svizzera, in sostanza nascosti nelle banche della Confederazione, punta sulla “regolarizzazione volontaria”. In sostanza all’autodenuncia. Proprio come accaduto negli Stati Uniti – dove in 50'000 hanno regolato i conti col fisco – o in Germania – in 15'000.
Le casse dello Stato italiano languono, per realizzare qualsiasi manovra il governo deve superare l’analisi dell’Europa, e ogni spesa supplementare va compensata per non aggravare un debito pubblico già stratosferico. Ma non è affatto detto che il “voluntary disclosure” sia attrattivo per gli evasori fiscali della vicina Penisola. Non c’è soltanto l’incertezza sull’ammontare della relativa sanzione, sicuramente meno generosa di quella prevista a suo tempo dai diversi scudi fiscali di Giulio Tremonti (senza gran successo). C’è anche il timore della sanzione penale, ancora assai pesante. E, “last but non least”, il problema dell’anonimato: garantito dagli “scudi” del passato, ed eventualmente da Rubik, ma non dall’autodenuncia.
Tutto questo in un quadro politico italiano ad alto rischio di instabilità. Il governo Letta è sottoposto a continui scossoni. Soprattutto perché Il “condannato” Berlusconi (in attesa di possibili nuove sentenze e nuovi processi) é tentato di far saltare il tavolo delle “larghe intese”. Non che manchino a Roma le voci che insistono su un accordo con Berna. Insiste il pidiellino Brunetta, e nell’ultima campagna elettorale lo fece anche Renzi, probabile futuro leader del PD. Ma, per ora, il cambio di strategia annunciato dal governo Letta riporta tutto in alto mare.
Aldo Sofia








