L’iniziativa dell’UDC “contro l’immigrazione di massa”, se accettata dal popolo il 9 febbraio prossimo, avrebbe un impatto catastrofico sull’economia svizzera. La tesi è stata sostenuta oggi, venerdì, dall’Unione svizzera degli imprenditori, che si è basata sulle conclusioni di uno studio dell’Università di Basilea.
Per i ricercatori renani, l’afflusso di lavoratori dall’estero (dai paesi dell’UE e dell’Associazione europea di libero scambio in particolare) ha garantito un terzo della crescita fra il 2003 e il 2009.
Nella Confederazione c’è infatti carenza di manodopera specializzata, soprattutto ingegneri. Se dalle urne uscisse un “sì” al testo democentrista, Berna sarebbe costretta a rinunciare all’accordo sulla libera circolazione e, afferma il padronato, metterebbe a rischio un modello di successo di cui approfitta tutta la popolazione. Le imprese perderebbero competitività, aumenterebbero le imposte e la disoccupazione.
Stando allo studio, non si può nemmeno parlare di immigrazione di massa negli ultimi anni in Svizzera: il fenomeno è iniziato infatti negli anni ’90, quando vigeva ancora il sistema dei contingenti, e ha avuto il suo picco nel 2002.
ATS/pon









