Continua a eludere le domande della giudice, e a contestare la fondatezza delle accuse, il maggiore imputato al processo - iniziato lunedì al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona - nei confronti di 4 iracheni accusati di essere membri o fiancheggiatori del sedicente Stato Islamico (IS).
L'uomo, un 29enne in sedia a rotelle sospettato di aver organizzato un'azione terroristica, ha eluso, come già ieri , le accuse basate essenzialmente su estratti di comunicazioni su Internet. Scambi di messaggi sarebbero avvenuti con Abu Najer, un presunto sostenitore dell'IS.
L'accusato - che dopo una richiesta d'asilo nel 2012, era stato sottoposto in Svizzera a varie operazioni e ad una rieducazione per paraplegici - ha sostenuto che era sua intenzione allertare l'opinione pubblica sulle condizioni detentive in presunte "prigioni segrete" in Iraq.
Secondo invece la corte, gli estratti delle comunicazioni non facevano alcun riferimento a detenuti, ma fornivano informazioni sulla "fabbricazione di materiali" e "l'ammodernamento di apparecchi". L'interrogatorio non ha tuttavia consentito di stabilire se tali indicazioni fossero legate alla fabbricazione di ordigni.
ATS/ARi






