“Nel concreto è prevista la creazione di una centrale che vigilerà in tempo reale sul rispetto delle zone di divieto fissate dalla giustizia”. È lo stesso consigliere di Stato vodese Vassilis Venizelos a spiegare come la Svizzera intende intensificare la sorveglianza elettronica contro le violenze domestiche.
Il canton Vaud, secondo quanto riportano venerdì 24heures e la Tribune de Genève, avvierà un progetto pilota promosso dall’associazione Electronic Monitoring (EM), presieduta da Venizelos. Riuniti giovedì a Berna, i membri di EM (che riunisce tutti i cantoni, tranne Vallese e Ticino) hanno confermato l’intenzione di introdurre un sistema attivo entro il 2027.
Grazie alla geolocalizzazione del braccialetto, qualsiasi intrusione in una zona vietata farà scattare immediatamente un allarme. Attualmente nella maggior parte dei cantoni il sistema funziona ancora in modo passivo, con controlli effettuati a posteriori. Ulteriore passo, la sorveglianza “dinamica”, con un dispositivo indossato anche dalla vittima così da avere un controllo costante della distanza con la persona diffidata.
Il costo del dispositivo rimane relativamente contenuto. A Zurigo, un progetto pilota è costato 60’000 franchi in diciotto mesi. Nel canton Vaud, la sorveglianza di sei-dodici braccialetti comporterebbe una spesa compresa tra 7’500 e 15’000 franchi all’anno. Per Venizelos, “il costo dell’inazione è ben più elevato”. La violenza domestica genererebbe in Svizzera circa 300 milioni di franchi di costi diretti all’anno. Nel canton Vaud la polizia interviene da tre a cinque volte al giorno per questa problematica.

Lotta alla violenza domestica: allentare il segreto medico?
Il Quotidiano 03.05.2026, 19:00








