Il giorno dopo l’esito del voto sull’iniziativa contro una Svizzera con dieci milioni di abitanti, bocciata dal 54,8% dei cittadini, è lecito chiedersi se si tratta di un’eredità e di una sconfitta pesante per l’UDC (che in tale campagna ha investito molto) o se - piuttosto - ha avuto ricadute positive visto che il partito ha potuto profilarsi.
Il Radiogiornale ne ha parlato con il politologo Georg Lutz, direttore del FORS (il Centro di competenza svizzero in scienze sociali) dal 2016 e professore di Scienze politiche all’Università di Losanna (UNIL) secondo il quale si può affermare che valgono “entrambe le cose. Si tratta sia di una sconfitta importante, sia di uno strumento con cui l’UDC si è profilata. Penso che il partito sperasse di vincere. E per questo ha investito mezzi ingenti. D’altra parte, ha però comunque potuto convincere il 45% della popolazione. Gli è anche riuscita un’ottima mobilitazione, in particolare nelle zone rurali, e nel suo tema principe. Ed è questo che in fin dei conti il partito vuole guardando alle prossime elezioni”.
È d’altronde vero che i democentristi hanno potuto registrare una sostanziale avanzata nei Parlamenti cantonali di Grigioni e Glarona. E nei Grigioni è persino rientrato in Governo dopo quasi vent’anni d’assenza.
“Questo conferma ovviamente che la giornata di domenica è stata fondamentalmente utile al partito. Penso anche che in parte questi successi siano legati alla solida mobilitazione del campo UDC. E, come detto, l’UDC mira innanzitutto anche a vincere le elezioni e utilizza a tal proposito le iniziative. E in questo caso ha avuto successo. Gli occhi sono puntati sulle federali del 2027”.

Bocciata l'iniziativa "No a una Svizzera da 10 milioni"
Telegiornale 14.06.2026, 20:00
Secondo lei perché nel 2014 l’UDC ha potuto vincere la votazione sull’iniziativa contro l’immigrazione di massa, mentre stavolta è andata male?
“A essere cambiata è la natura del dibattito. Quando si parla di stranieri l’UDC è potenzialmente in grado di raccogliere una maggioranza di consensi. L’abbiamo già visto in passato. Adesso però abbiamo avuto un dibattito sulla mancanza di manodopera e sull’evoluzione demografica. Una cosa che non c’è mai stata con questa intensità. Di conseguenza è diventata ancora più impellente la necessità di presentare soluzioni, non bastava più solo evocare i problemi”.
Parlando della campagna dei contrari all’iniziativa democentrista, Raphaela Birrer, direttrice del Tages-Anzeiger, nel suo editoriale ha scritto che “invece di affrontare quello che per molti è un problema e mostrare alternative credibili alla crescita senza freni, i contrari hanno preferito dipingere un quadro a tinte fosche, parlando di una società vecchia, in affanno a causa di una sanità al collasso”. Lei ritiene che i contrari abbiano preferito non complicarsi la vita?
“Tenderei al pragmatismo. Le campagne di votazione non sono il posto per un confronto politico e nel merito che sia differenziato. Non si tenta realmente di proporre soluzioni differenziate. Una campagna è segnata dall’emotività. Si vuole vincere. E i contrari hanno in questo caso orchestrato una campagna molto arguta, mai vista in questa forma. D’altra parte, va detto che nessuno dei due fronti ha fornito risposte all’evoluzione demografica. Ma, come detto, non me lo sarei nemmeno aspettato”.





