Svizzera

Foto di persone sospette rese pubbliche, un problema di proporzionalità

Fa discutere il metodo utilizzato dalla polizia cantonale bernese per risalire agli autori degli atti di vandalismo commessi durante la manifestazione pro Palestina dello scorso ottobre

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Foto di sospetti rese pubbliche: un problema di proporzionalità

Telegiornale 31.03.2026, 20:00

Di: Telegiornale - Omar Cartulano / M. Ang. 

Danni per oltre 600’000 franchi, incendi intenzionali e aggressioni contro la polizia che hanno causato il ferimento di 18 agenti. A Berna il lavoro degli inquirenti in relazione alla manifestazione pro Palestina dello scorso ottobre continua. Martedì una nuova tappa che, a prima vista, può sorprendere. Per cercare di identificare i responsabili sono state pubblicate le loro foto. In un primo momento la diffusione era stata solo minacciata e poi è effettivamente avvenuta: 31 foto segnaletiche che il servizio del Telegiornale della RSI mostra però sfocate.

La presunzione di innocenza resta valida

Una pubblicazione ordinata dalla Procura e nel rispetto del codice di procedura penale. Ma questo equivale a una condanna anticipata? “No, vale comunque la presunzione di innocenza - spiega alle telecamere del Telegiornale della RSI Sarah Wahlen, portavoce della polizia cantonale di Berna -. Queste persone sono però fortemente sospettate. Ciò significa che disponiamo di una serie inattaccabile di prove per questi reati. Si tratta di violazione della quiete pubblica, incendio doloso, lesioni personali, nonché violenza e minacce nei confronti delle autorità e ostacolo all’esercizio delle funzioni pubbliche”.

L’avvocato penalista Jonathan Cohen rende attenti alla necessità di rispettare la proporzionalità

La legalità della misura è confermata anche dall’avvocato penalista Jonathan Cohen che, ai microfoni di RTS, ha reso attenti alla necessità di rispettare la proporzionalità. “La misura può essere attuata solo se nessun’altra meno incisiva può avere successo. Significa che dobbiamo adottare un approccio graduale. Innanzitutto si parte da metodi di ricerca non pubblici, come l’intervista ai testimoni. Poi, solo se ciò non basta, si può ricorrere a una tale pubblicazione”, spiega Cohen .

Da parte sua Sarah Wahlen dichiara: “Siamo consapevoli che questa misura ha un notevole impatto sulle persone coinvolte e proprio per questo motivo poi rimuoviamo immediatamente le immagini.”

Tre sospettati si sono infatti già costituiti e la polizia ha cancellato dal suo sito le loro immagini. Negli ultimi 15 anni le autorità bernesi hanno fatto ricorso a questo metodo 5 volte, con risultati giudicati buoni.

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