Il presidente della Corte costituzionale egiziana Adly Mansour, designato dall’esercito alla successione del deposto capo dello Stato Mohamed Morsi, ha giurato come presidente ad interim. Il giudice è destinato a guidare il paese nel periodo di transizione, stabilito dai militari che hanno sospeso la Costituzione, fino alle prossime elezioni.
ElBaradei premier?
Si attende ora la nomina del primo ministro per questa fase interlocutoria, posto per il quale è favorito il 71enne Mohamed ElBaradei, ex direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica e ora leader del Fronte di salvezza nazionale, formazione di opposizione. Secondo fonti militari, "sarebbe la figura ideale anche perché noto sul piano internazionale".
Toni concilianti
Adly Mansour ha subito detto che i Fratelli Musulmani, formazione vincitrice delle ultime presidenziali, "sono parte della nazione" e sono "invitatati a collaborare alla costruzione del nuovo paese. Concetti espressi anche dall'Alleanza liberale e di sinistra, che ha monopolizzato le imponenti proteste anti-Morsi nelle piazze egiziane, secondo la quale non vanno esclusi i gruppi politici islamici. "Ciò che sta avvenendo non è un colpo di Stato ma una difesa della democrazia", ha precisato la coalizione laica.
Mandati d'arresto per i Fratelli Musulmani
Intanto però sono stati spiccati dalla Procura del Cairo mandati d'arresto nei confronti del capo dei Fratelli Musulmani Mohamed Badie e del suo vice Khairat al Shater. Quest'ultimo, primo candidato della congregazione alle presidenziali del 2012, è considerato il vero stratega del movimento d'ispirazione islamica.
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Preoccupazioni nelle cancellerie
Il colpo di Stato di mercoledì sta suscitando viva preoccupazione nel mondo. Il presidente statunitense Barack Obama ha sollecitato un rapido ritorno a un governo civile, democraticamente eletto e ha chiesto alle agenzie governative lumi sulla possibile sospensione degli aiuti americani, pari a 1,5 miliardi di dollari all’anno (in caso di golpe formale la legge americana impone l’interruzione dei sostegni finanziari). In realtà molti osservatori ritengono che la mossa dei militari, con cui Washington intrattengono stretti rapporti, non dispiaccia troppo alla Casa Bianca.
Il segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon si è detto preoccupato per l’interferenza dell’esercito e ha aggiunto che “sarà cruciale rafforzare il governo civile in linea con i principi della democrazia” e “le aspirazioni del popolo egiziano”. Da parte sua Israele, che segue da vicino gli sviluppi della situazione, mantiene una posizione prudente e secondo i media locali il premier Benjamin Netanyahu avrebbe ordinato ai suoi ministri di non esprimersi sulla crisi.
red MM
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RG 12.30 CAPPON EGITTO 04.07.13.MUS
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