L'industria elvetica degli armamenti è discriminata e vanno quindi allentate le norme che regolano la vendita all'estero di materiale bellico. Lo ritiene la maggioranza del Consiglio nazionale, che ha così approvato una mozione in questo senso, con 94 voti contro 93 e 6 astenuti.
Attraverso tale modifica, che era già stata approvata dagli Stati lo scorso settembre, si incarica il Governo di operare contro la discriminazione cui il settore degli armamenti è confrontato a livello internazionale. Secondo i promotori del testo, l'industria delle armi è attualmente svantaggiata, per via di norme di legge particolarmente restrittive.
Il nuovo testo prevede che le autorizzazioni non vengano rilasciate, se i paesi destinatari sono implicati illegalmente in un conflitto internazionale o nell'eventualità di conflitti armati interni. Un'altra motivazione per il diniego è legata al rischio che le armi vengano utilizzate per compiere violazioni dei diritti umani.
Uno schieramento che include la sinistra, ma anche parte del PPD e dei Verdi liberali, si è pronunciato contro la mozione. Il Governo ha invece condiviso la posizione della maggioranza. "Il mercato sta soffrendo a causa di norme più severe se paragonate a quelle di altri paesi. Diverse aziende hanno anche dovuto procedere a licenziamenti", ha da parte sua dichiarato il ministro dell'economia Johann Schneider-Ammann.
Red.MM/ATS/ARi
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RG 18.30 - La corrispondenza
RSI Info 06.03.2014, 20:09







