La Svizzera sta studiando il rafforzamento del confine ticinese e del posto di frontiera di Briga per far fronte a un eventuale massiccio arrivo di rifugiati nordafricani ma "al momento non ci sono indizi al riguardo". Lo ha detto Simonetta Sommaruga durante l'ora della domande al Nazionale, rispondendo a un'interrogazione di Marco Romano (PPD/TI).
Fine dell'emergenza umanitaria in Italia
Un funzionario è accreditato a Roma per seguire la situazione, ha precisato la ministra di giustizia e polizia. I timori elvetici derivano dal fatto che l'Italia ha dichiarato la fine dell'emergenza umanitaria e sta cominciando a svuotare i suoi centri di accoglienza. Gli ospiti ricevono un aiuto di 500 euro a testa per il rimpatrio e vengono muniti di un visto di Schengen della durata di 90 giorni, con il quale possono quindi attraversare le frontiere con altri paesi aderenti al trattato, Confederazione compresa.
"Sarà applicato il trattato di Dublino"
Coma ha spiegato la consigliera federale, molti di loro potrebbero decidere di dirigersi verso quegli Stati in cui si è già insediata una comunità di connazionali, in grado di accoglierli. Qualora dei migranti provenienti dall'Italia dovessero entrare in Svizzera e chiedere asilo, "i loro casi verrebbero trattati prioritariamente nell'ambito dell'applicazione del trattato di Dublino" che prevede appunto il loro rapido respingimento verso il paese firmatario competente. Su quali siano i costi che Berna dovrà assumersi, Simonetta Sommaruga non si è tuttavia pronunciata.
Su un quesito di Romano ha preso posizione anche Eveline Widmer-Schlumpf, annunciando che dal 2014 verranno formate 20 nuove guardie di confine destinate a rinforzare l'organico della regione IV, quella del Ticino. Entreranno in servizio l'anno seguente.






