Nulla a che vedere con lo scontro tra Vaticano e lefebvriani, ma anche tra Consiglio federale e le Chiese svizzere si è creata una certa tensione. Sul tema non c’è stato un vero e proprio dibattito pubblico, ma recentemente il Parlamento ha deciso di non più esentare pastori e preti dall’obbligo di servire nell’esercito. Una modifica di legge fatta senza consultare le Chiese, che ora chiedono spiegazioni.
Sorpreso si dice anche il pastore Simeon Bürki. L’esercito lo ha convocato a un corso di ripetizione perché non sarà più esonerato dal servizio militare. Dopo la scuola reclute il giovane, una volta diventato pastore di una chiesa libera a Basilea, era infatti stato congedato “Non ho intenzione di oppormi - dice ai microfoni del Telegiornale - ho fatto volentieri il militare, sono però molto sorpreso dalla decisione e dal modo con il quale è stata comunicata”.
Il religioso non è di principio contrario all’obbligo di servire, ma teme le conseguenze: perché mancherebbe a decine di fedeli che contano su di lui. “Lavoro principalmente con i giovani, le relazioni con loro sono molto importanti. Se devo prestare servizio militare sono assente per diverse settimane, e una predica la si può anche posticipare, ma il sostegno in una fase critica della vita di un giovane no”.
Preti e pastori richiamati in grigioverde non sono moltissimi. Ma le comunità cristiane, si dicono irritate. In una lettera al Governo federale criticano il fatto di non essere nemmeno state interpellate. “Ci chiediamo chi era sulla lista di consultazione e come mai non c’eravamo noi. Ma quello che più ci colpisce è la mancanza di attenzione al bisogno della popolazione civile, dichiara Alain de Raemy, amministratore apostolico della Diocesi di Lugano
Nell’esercito, ricorda de Raemy, preti e pastori, sono presenti spesso come cappellani. In civile però secondo il Governo non sono più così indispensabili in una società sempre meno religiosa. “Abbiamo la prova che durante il Covid, negli ospedali, o durante catastrofi come in Valle Maggia, o come a Crans Montana, c’è il bisogno di una presenza, il bisogno di ritrovarsi nella chiesa, dove non si va di solito, ma fa parte del paese. Questi luoghi di spiritualità e queste persone che sono a disposizione vengono chieste anche da chi non fa più parte ufficialmente della Chiesa”.
Le Chiese svizzere chiedono che la nuova legge venga applicata in modo flessibile. Intanto per Simeon Bürki il prossimo corso di ripetizione è previsto per fine anno.
Telegiornale del 09.07.26, il ritorno obbligato dei preti in grigioverde









