Le antenne 5G coprono ormai quasi tutto il territorio svizzero. Questa nuova generazione di impianti per la telefonia mobile consente di trasmettere quantità molto elevate di dati a velocità superiori rispetto al passato. In molti si chiedono di conseguenza se questo comporta un aumento anche dell’esposizione alle radiazioni, e in quale misura.
Una nuova applicazione, attualmente disponibile solo per dispositivi Android, permette di fornire una risposta. L’app stima infatti la quantità di radiazioni della telefonia mobile assorbita in un determinato luogo in Europa durante un utilizzo intenso del cellulare, ad esempio mentre si effettua una chiamata con il telefono all’orecchio. Include inoltre una mappa che mostra l’intensità delle emissioni delle antenne in tutta Europa, destinata a diventare sempre più precisa man mano che cresce il numero degli utenti che la utilizzano.
L’app si chiama Etain 5G-Scientist ed è stata sviluppata nell’ambito dell’omonimo progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea (UE). Tra i suoi ideatori figura anche Martin Röösli, esperto dell’Istituto tropicale e di salute pubblica svizzero (Swiss TPH) e professore di epidemiologia ambientale all’Università di Basilea. Con lui, SRF ha effettuato una serie di test nel quartiere di Bachletten, nella zona della stazione di Basilea.
Il reportage di SRF (Echo der Zeit, 29.06.2026, 18:00)
Cosa misura l’app e cosa no
L’app Etain 5G-Scientist non misura direttamente le radiazioni. Per stimare l’esposizione ai segnali della telefonia mobile rileva infatti l’intensità del segnale proveniente dalle antenne e, sulla base di questi dati, calcola il livello di esposizione.
Secondo Röösli, i risultati ottenuti mostrano una buona corrispondenza con quelli delle misurazioni professionali. Anche con strumenti specializzati, tuttavia, quantificare in modo standardizzato l’esposizione alle radiazioni resta complesso. I valori possono infatti variare sensibilmente in funzione dell’utilizzo della rete, della distanza dalle antenne e dai telefoni cellulari e di altri fattori ambientali.
Per questo motivo l’app si basa su alcune semplificazioni. Nelle misurazioni in tempo reale considera soltanto le antenne dell’operatore telefonico utilizzato dallo smartphone, mentre nella media a lungo termine visualizzata sulla mappa vengono presi in considerazione tutti gli operatori. Inoltre, oltre ai segnali 5G, l’app rileva anche quelli 4G, poiché entrambe le tecnologie sono oggi ampiamente diffuse e, secondo gli specialisti del settore, comportano livelli di esposizione comparabili.
Più radiazioni dallo smartphone che dalle antenne
La principale conclusione emersa dai test è che l’esposizione alle radiazioni non dipende soltanto dalle antenne presenti nelle vicinanze, ma in larga misura anche dal proprio cellulare. I due fattori agiscono infatti in modo complementare: dove il segnale delle antenne è molto debole, lo smartphone deve aumentare la propria potenza di trasmissione per mantenere la connessione alla rete.
Secondo le stime fornite dall’app, durante una telefonata con il telefono appoggiato all’orecchio il cervello può assorbire una quantità di radiazioni fino a circa 10’000 volte superiore rispetto a quella proveniente dalle antenne circostanti. Dato che lo smartphone viene spesso tenuto vicino al corpo, la quota più importante dell’esposizione quotidiana deriva quindi dal dispositivo stesso.
L’esempio più eloquente arriva da un altro punto di misurazione, nei pressi dello stadio Schützenmatte di Basilea, dove sono installate tre antenne di telefonia mobile. “La radiazione che si misura lì è da 10 a 100 volte inferiore rispetto all’esposizione generata da un cellulare tenuto all’orecchio” sottolinea Röösli.
Più antenne, meno radiazioni
Un altro risultato sorprendente emerge dalle misurazioni effettuate a Basilea: sia le emissioni provenienti dalle antenne sia quelle generate dagli stessi smartphone risultano relativamente contenute. Anche nei punti con una ricezione meno buona, dove il telefono deve aumentare la propria potenza di trasmissione, l’esposizione stimata raggiunge appena il 2% del limite fissato dall’UE.
I valori limite incorporano già un ampio margine di sicurezza. In Svizzera, inoltre, la normativa è particolarmente restrittiva: nelle aree sensibili, come quartieri residenziali e scuole, oltre ai limiti previsti a livello europeo si applicano valori d’impianto fino a dieci volte più severi.
Il numero relativamente elevato di antenne presenti sul territorio svizzero potrebbe contribuire a ridurre l’esposizione complessiva alle radiazioni della telefonia mobile. Una rete più capillare permette infatti ai telefoni di comunicare con le antenne utilizzando una potenza inferiore, con un potenziale beneficio soprattutto per chi usa frequentemente lo smartphone.
Radiazioni stabili con il 5G
L’app vuole anche contribuire a fare chiarezza su un tema che continua a suscitare preoccupazione nell’opinione pubblica. Secondo Röösli, molte persone hanno infatti una percezione non corretta dell’evoluzione delle radiazioni legate alla telefonia mobile. Diverse indagini (vedere il riassunto a pagina 9) mostrano che una parte consistente della popolazione ritiene che l’introduzione del 5G abbia comportato un forte aumento dell’esposizione.
I risultati delle campagne di misurazione condotte negli ultimi anni mostrano però una realtà diversa. Nonostante il notevole incremento del traffico dati sulle reti mobili, i livelli di esposizione alle radiazioni sono rimasti sostanzialmente invariati con l’arrivo del 5G, grazie in particolare alla maggiore efficienza della nuova tecnologia, che consente di trasmettere una quantità superiore di dati senza un aumento proporzionale delle emissioni.








