La Commissione affari giuridici del Consiglio nazionale vuole colmare una lacuna del Codice penale svizzero e propone una nuova norma per punire gli adulti che comunicano online con minori di 16 anni usando contenuti esplicitamente sessuali. Il progetto, messo in consultazione, prevede una multa o una pena detentiva fino a un anno.
Il tema, che riguarda da vicino molte famiglie, è come fare a proteggere meglio bambini e adolescenti dai messaggi sessuali che circolano in rete e come sanzionare gli adulti che li inviano. Oggi il Codice penale svizzero punisce già diverse forme di abuso o sfruttamento sessuale online. L’uso dell’intelligenza artificiale per creare immagini pedopornografiche è un reato punito con pene detentive fino a tre anni. La stessa pena è prevista per chi si fa inviare da un minore foto o video dei genitali, così come per chi condivide materiale pedopornografico in gruppi o piattaforme. L’adescamento online di un minore finalizzato a organizzare un incontro reale per scopi sessuali può invece essere punito con pene detentive fino a cinque anni.
Resta però scoperta una fase precedente, spesso decisiva, quella dei messaggi sessuali inviati da adulti ai minori, anche quando non c’è ancora un incontro fissato o una richiesta di materiale pedopornografico. Lo spiega Regula Bernhard Hug, direttrice di Kinderschutz. “La legge non punisce la comunicazione di natura sessuale con i minori. Oggi un adulto può scrivere a un minore messaggi chiaramente sessuali che hanno un chiaro scopo di eccitamento, senza che questo comporti conseguenze penali. È un vuoto legislativo grave che espone i ragazzi a rischi enormi”.
Trappole “curate e preparate”
È spesso il primo passo di quello che viene definito cybergrooming, termine mutuato dall’inglese “grooming”, che significa preparare, curare, costruire gradualmente una relazione. In questo contesto indica il processo con cui un adulto cerca di ottenere la fiducia di un minore per finalità sessuali.
“Di norma - spiega ancora Regula Bernhard Hug - l’adulto si fa passare per adolescente, parlano di hobby in comune, conquista la fiducia, ma poi arrivano le domande: ‘Hai già dormito con un uomo? Vorresti farlo? Ti tocchi? Dove ti piace toccarti? Quanto sono grandi i tuoi seni? Quanto è grande il tuo pene?’. Ecco, sono esempi di contenuti espliciti sessuali che oggi non sono puniti perché non è pedocriminalità in senso stretto, anche se tutto porta a questo”. Secondo chi si occupa di protezione dell’infanzia, il fenomeno è in crescita costante negli ultimi anni anche in Svizzera. Da qui la proposta della Commissione affari giuridici del Consiglio nazionale, che mira ad anticipare l’intervento penale.
“Finora la legge punisce una persona che contatta il minore via internet, adescandolo e manipolandolo, ma per incontrarlo nel mondo reale e avere rapporti sessuali con lui. Solo così gli atti preparatori sono punibili. La nuova norma permette di punire l’adulto prima, quando avvia un contatto con un bambino su Internet con comunicazioni esplicitamente sessuali. Vale a dire che si interviene prima che un danno peggiore sia commesso”. La nuova disposizione è considerata particolarmente importante perché coprirebbe qualsiasi forma di comunicazione sessuale, anche attraverso tecnologie che oggi non esistono ancora. Inoltre, come evidenziato dall’approfondimento di SEIDISERA, non sarebbe necessaria una denuncia da parte del minore. “La polizia può agire autonomamente. Se qualcuno vede che in una chat o in un forum sta succedendo qualcosa, può bloccare e segnalare la persona; scattano subito le indagini senza che il minore debba denunciare”.
La comunicazione sessuale da parte di adulti con minori sotto i 16 anni sarebbe quindi punita con una pena detentiva fino a un anno o con una multa. Chi commette questo reato sarebbe inoltre sottoposto a un divieto assoluto di lavorare con minori non solo in ambito professionale, ma anche nel privato. Significa niente attività come monitore, allenatore, animatore o qualsiasi altro ruolo che comporti un contatto con bambini e adolescenti.









