Un noto chirurgo compare da oggi, lunedì, in tribunale a Berna in quello che è uno dei più importanti processi mai tenuti in Svizzera nei confronti di un medico. L’uomo è accusato fra le altre cose di lesioni personali gravi. I fatti erano emersi da un’inchiesta giornalistica di otto anni fa e riguardano sette interventi compiuti fra il 2011 e il 2013, quando l’imputato aveva impiantato ad altrettanti pazienti dell’ospedale Salem un nuovo tipo di protesi intervertebrali, le Cadisc-L di un’azienda britannica, inizialmente giudicate rivoluzionarie.
Ma già dopo il lancio sul mercato, dei pazienti avevano denunciato cedimenti strutturali dell’impianto nel corpo o un suo spostamento, problemi che li avevano costretti a molteplici operazioni successive per porre rimedio. Difetti, in realtà, erano già stati riscontrati nei test sugli animali. Il chirurgo svizzero aveva proceduto comunque, nonostante le preoccupazioni. Secondo l’accusa, in tutte e sette le persone da lui operate le protesi avrebbero poi causato dei danni alla colonna vertebrale.
Il medico, come era poi emerso, faceva parte del comitato scientifico consultivo dell’azienda produttrice, la Ranier, poi fallita dopo che le Cadisc-L avevano dovuto essere ritirate dal mercato nel 2014.
Il tribunale ha previsto più di una settimana di udienze, saranno ascoltati due esperti oltre all’accusato e alle vittime. Per impedire a queste ultime di esprimersi pubblicamente sul caso, il medico aveva già intentato un procedimento nel 2019, ma la giustizia gli aveva dato torto.
Saranno affrontate domande importanti: in che modo un medico deve rivelare i propri interessi finanziari? Cosa occorre per fornire informazioni sufficienti? E soprattutto le sofferenze dei pazienti si sarebbero potute evitare grazie a controlli medici al momento del ritiro dell’impianto? Secondo la difesa il chirurgo ha agito correttamente sia dal punto di vista legale che da quello dell’etica professionale. La sentenza è prevista il 9 febbraio.






