Dal 2014 al 2024 i siriani sono stati il gruppo più rappresentato tra i richiedenti l’asilo in Svizzera. Negli ultimi dodici mesi, invece, dopo la caduta del regime di Bashar al Assad nel dicembre 2024 la prospettiva è cambiata.
Le organizzazioni internazionali registrano oltre un milione e mezzo di rientri volontari in Siria. Questo nonostante sia un paese ancora in grave difficoltà, governato da un esecutivo di transizione fragile, e inserito in un contesto regionale instabile. La maggior parte dei rientri, va detto, avviene dai paesi limitrofi, ma alcune migliaia di siriani sono rientrati anche dall’Europa, Svizzera compresa.
“Si parla di 139 persone che nel 2025 sono partite volontariamente e in modo controllato verso la Siria - ha dichiarato alla RSI Nicolas Cerclé, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione -. Sono numeri esigui, però si tratta comunque di un aumento di dieci volte il numero dell’anno precedente”.
A questo numero vanno aggiunte le 30 partenze avvenute da gennaio fino ad oggi. Rientri in patria possibili grazie anche agli aiuti dell’Unione europea e di Frontex, l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, a cui si somma un contributo supplementare dato dalla Svizzera.
“Fino ad aprile 2026 sappiamo che ci sono 92 persone che sono partite con l’aiuto al ritorno dell’UE. – ha spiegato ancorta Cerclé a SEIDISERA - In questo contesto beneficiano di aiuto finanziario iniziale di 615 euro a persona e aiuto la reintegrazione pari a 2’000 euro per la prima persona e a 1’000 euro supplementari per ogni ulteriore persona. In più, la Svizzera a partire da giugno 2026 darà un aiuto supplementare. Si parla di 1’000 franchi in più in contanti” . Una famiglia di cinque persone può ricevere fino a 9’000 euro, il massimo previsto.
“E questi vengono invece consegnati in parte in contanti per un aiuto iniziale - puntualizza Cerclé -. Quindi c’è una somma che viene consegnata direttamente sul posto. E poi un’altra grossa parte di questa somma viene invece finanziata in natura da delle organizzazioni che sono sul posto e che finanziano dei progetti che sono stati presentati dai richiedenti tornati in patria. può essere per esempio delle persone che vogliono costruire un’azienda agricola e quindi viene comprato loro del bestiame. Non so dei polli galline o allora il finanziamento delle infrastrutture per esempio”.
Dal 1° maggio i rimpatri potrebbero essere decretati anche dalla Segreteria di Stato della migrazione. La SEM infatti riprenderà anche l’esame delle domande d’asilo dei cittadini siriani.
“La SEM considera che in Siria non prevale più una situazione di conflitto generalizzato e di violenza generalizzata in tutte le regioni. – precisa Cerclé - Pensiamo quindi che è possibile ordinare nuovamente l’esecuzione dei ritorni, in particolare verso le regioni che sono risparmiate da questa violenza e laddove sussistono delle condizioni favorevoli per le persone per potersi inserire nel proprio Paese” . In una Siria e in un Medio Oriente ancora attraversati da forti tensioni, è davvero possibile parlare di rimpatri sicuri?
“Considerando il quadro tuttora instabile in Siria - risponde Cerclé - la SEM ritiene che per molti richiedenti l’asilo queste condizioni favorevoli ancora non sussistano per il momento”.





